Oh Arezzo, preparati: questa è la settimana delle chiacchiere che diventano decisioni… o almeno così dicono.
Da lunedì 16 febbraio il calendario segna rosso, perché nel centrosinistra c’è l’assemblea del Partito Democratico che deve tirar fuori un nome buono per Palazzo Cavallo. Un nome che poi la coalizione si prende altri sette giorni per ufficializzare. Sette giorni ancora. Una settimana intera di riunioni, telefonate, caffè lunghi e comunicati pieni di parole come “autorevole”, “inclusiva”, “visione”.
Da ‘Arezzo Partecipa’ fanno sapere che non stanno fermi, eh. “Non è inerzia”, dicono, “si lavora tutti i giorni”. E si spera bene, perché dopo dieci anni di centrodestra la promessa è quella della “svolta vera”. Nel frattempo girano i soliti nomi: Ceccarelli, Vaccari, ora pure Romizi messo sul tavolo da Alleanza Verdi e Sinistra. Insomma, il borsino dei candidati è aperto, ma la fiches decisiva ancora non si vede.
E mentre a sinistra si misura il peso delle parole, c’è chi non perde tempo. Marco Donati va dritto come un treno: martedì 17 febbraio presenta la sua Coalizione Civica al Centro Congressi Etrusco. Orario preciso, 18.15, niente tentennamenti. Lui la partita l’ha già iniziata da un pezzo e vuole far vedere che la squadra c’è. Mentre gli altri discutono, Donati occupa il campo.
Dall’altra parte, nel centrodestra, per ora si guarda e si aspetta. Strategia attendista, come si dice nei salotti buoni. Fratelli d’Italia vuole discontinuità rispetto alla stagione Ghinelli, il sindaco uscente guarda con simpatia alla sua vice Lucia Tanti, ma non tutti sono allineati. Forza Italia sì, Noi Moderati un po’ meno. E poi restano sul tavolo nomi pesanti come Comanducci e Pier Luigi Rossi. Mario Agnelli? Sta alla finestra, osserva e aspetta il momento giusto.
Insomma, Arezzo è come una scacchiera a metà partita: nessuno ha ancora mosso il pezzo decisivo, ma tutti sanno che questa settimana può cambiare il quadro.
La corsa a Palazzo Cavallo è entrata nel vivo.
C’è chi corre, chi riflette e chi studia l’avversario.
Ma una cosa è certa: tra sette giorni qualcuno dovrà smettere di parlare e iniziare a metterci la faccia davvero.

