Altro che crisi e braccini corti: come racconta La Nazione, nel Valdarno l’anno nuovo s’è aperto col sorriso… e con parecchi vagiti. Nei primi cinque giorni del 2026, all’ospedale della Gruccia son venuti al mondo 15 bimbi, gemelli compresi, segno che tra una coperta e l’altra qui un si perde tempo. Un “inizio col botto”, come dicono dal reparto, che fa ben sperare nonostante l’Italia faccia sempre meno figli. Insomma, mentre altrove si rimanda, da queste parti si combina: e i risultati si vedono, eccome.
Sarebbe proprio che tra una cena lunga, un bicchiere di rosso e il freddo che invita a stare sotto le coperte, in Valdarno ci si dia parecchio da fare. E infatti i conti tornano: al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Maria alla Gruccia l’anno nuovo è partito col piede giusto… e pure con la cicogna in doppia corsia.
In cinque giorni secchi, senza nemmeno dar tempo di rimettere via lo spumante, son già venuti alla luce 15 bimbi, compresi due che hanno deciso di presentarsi in coppia, tanto per non far torto a nessuno. Un avvio “col botto”, come l’ha definito il direttore Filippo Francalanci, che dalle sue parti il botto lo sente spesso… almeno in reparto.
Insomma, mentre a livello nazionale si fa fatica a metter su famiglia e si rimanda sempre a domani, qui pare che il freddo faccia miracoli e che la gente, più che ai buoni propositi, pensi ai fatti. E i fatti, si sa, poi piangono, mangiano e tengono svegli la notte.
«Le premesse sono buone» dice Francalanci, che già guarda avanti perché di pancioni in giro ce n’è parecchi e gennaio promette di non stare certo a guardare. Il tutto in un’Italia dove le nascite calano, ma dove – almeno da queste parti – sembra che la voglia di futuro non sia mica finita sotto al cappotto.
E mentre alla Gruccia il primo nato del 2026 si chiama Alessio ed è arrivato all’1:46, al Ospedale San Donato di Arezzo il 2025 s’è chiuso con Ben e il nuovo anno s’è aperto con Soleil. Segno che, tra una carezza e l’altra, qualcuno non ha perduto tempo.
Morale? Forse il PIL cala, ma sotto le lenzuola no. E se questo è l’inizio, nel Valdarno c’è da preparare più carrozzine che ombrelli.
