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martedì, Marzo 17, 2026
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Quando Babbo Natale smette di sorridere

Il Babbo Natale di Ferragosto, artigiano e artista di Arezzo, usa il simbolo più amato dell’infanzia per denunciare guerre, ingiustizie e il dolore dei bambini dimenticati

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È aretino il Babbo Natale che ogni Ferragosto conquista la spiaggia di Gatteo Mare. Si chiama Maurizio Castelli ed è un artigiano del legno che da anni trasforma un gesto semplice – indossare il costume di Babbo Natale in piena estate – in un messaggio di umanità. Nei suoi auguri natalizi, però, il sorriso lascia spazio al dolore: un pensiero dedicato ai bambini colpiti dalle guerre e a quelli separati dalle famiglie. Parole sentite, nate da un’infanzia difficile, che fanno riflettere sul significato più profondo del Natale, oltre ogni retorica.

A Gatteo Mare c’è un Babbo Natale che arriva d’estate. Lo conoscono tutti. È quello che cammina sulla sabbia a Ferragosto, con il costume rosso addosso e il sudore sotto la barba finta, regalando sorrisi e fotografie mentre il mondo pensa solo alle ferie.
Si chiama Maurizio Castelli, ma per molti è semplicemente il Babbo Natale di Ferragosto.

Questa volta, però, Babbo Natale non sorride.
Questa volta parla con dolore.

Nel video degli auguri natalizi pubblicato sui social non c’è folklore, non c’è spettacolo. C’è un uomo che usa un simbolo – Babbo Natale – per dire una verità che fa male: ci sono bambini che non possono permettersi nemmeno l’illusione della magia.

Quando Maurizio dice che i bambini dell’Ucraina e di Gaza guardano il cielo e vedono droni invece della slitta, non sta cercando l’effetto. Sta ricordando che l’infanzia, in troppe parti del mondo, è stata derubata perfino del diritto di sognare.

E allora Babbo Natale non porta più regali. Accusa.
Accusa i potenti, quelli che chiudono gli occhi, quelli che si stringono la mano mentre a pagare sono sempre i più fragili. Non è un discorso politico, è un discorso umano. È la voce di chi sa che le guerre non hanno vincitori, ma solo bambini che perdono.

Poi c’è un altro dolore, più vicino, più silenzioso. Quello dei bambini separati dalle famiglie da decisioni che diventano fredde sentenze. Due ore con il padre il giorno di Natale. Due ore.
E qui Maurizio non parla più da Babbo Natale. Parla da bambino che lo è stato davvero, senza genitori, cresciuto in collegio, senza carezze né protezioni. Parla da chi sa che certe ferite non si rimarginano mai.

Questo editoriale non è un elogio. È una domanda.
Che senso ha festeggiare il Natale se accettiamo che alcuni bambini vengano esclusi dalla sua umanità?
Che valore ha la magia, se non ci indigniamo quando viene negata?

Forse il vero scandalo non è che Babbo Natale parli di guerra e dolore.
Il vero scandalo sarebbe se restasse in silenzio.

Perché a volte serve proprio una figura nata per far sorridere a ricordarci che il mondo non funziona. E che il Natale, senza giustizia e senza compassione, rischia di essere solo una scenografia.

E allora sì, ascoltiamolo questo Babbo Natale.
Perché quando perfino chi porta i regali è costretto a parlare di morte, significa che qualcosa, come adulti, l’abbiamo profondamente sbagliata.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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