Ospite di Che tempo che fa sul Nove, Roberto Benigni parla di tutto lo scibile umano.
La notiziona però è una sola: gli “scappa” un “alò”, prontamente intercettato dai fantomatici palati fini dell’aretinità.
Peccato che quell’“alò” lo dica mezzo Arezzo prima di colazione, l’altro mezzo dopo.
Origini nel Dna? No: dialetto vivo, quotidiano.
Alò, se va… al prossimo scoop.
Ha emozionato tutti, ha parlato della mamma Isolina, della Madonna del Bagno, di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Monterchi e della Madonna del Parto. Ha parlato del Papa, di Trump, dell’Europa, del destino del mondo e pure dell’universo. Ma la notiziona vera, quella che meritava il titolone col doppio punto esclamativo, è stata una sola:
a Roberto Benigni gli è scappato un “alò”.
Panico. Emozione. Brividi lungo la schiena dell’aretinità militante.
Ospite di Che tempo che fa sul Nove, davanti a Fabio Fazio, Benigni parte alto, altissimo: Papa, Trump, Europa, pace nel mondo. Poi, zac!, l’affondo decisivo:
“Alò”.
La giornalista, solenne come davanti alla Sindone, presenta la cosa così:
“Gli scappa un alò colto solo dai palati fini dell’aretinità”.
Palati fini???
Ma che si scherza? Qui non si parla di tartufo bianco né di verticale di Brunello del ’64.
L’“alò” lo dice almeno il 50% degli aretini, l’altro 50% lo stava per dire ma s’è trattenuto.
L’“alò” non è roba da élite, da circolino chiuso, da sommelier del dialetto.
L’“alò” è pane quotidiano:
– Alò muoviti!
– Alò se va?
– Alò via, che se fa?
È l’interiezione più iconica del dialetto aretino, viene dal francese allons (“andiamo”), ed è un invito all’azione, al movimento, al fare. Altro che palati fini: è muscolo linguistico, è ginnastica della bocca.
E così mentre Benigni parla della Madonna del Parto a Monterchi, della mamma, della poesia, della politica mondiale, Teletruria scopre l’acqua calda:
le origini restano nel Dna.
Grazie.
Ora si attende il prossimo scoop:
“Benigni ma ‘n du’ vai? e Arezzo trema”.


Non so se con la stessa accezione (non ho guardato Benigni ospite da Fazio e non conosco tuti i vocaboli del dialetto aretino) ma ho sentito esclamare “Alò!” pure in quel di Porano, un paesino nelle vicinanze di Orvieto.
Lì viene usato con autoironico sarcasmo quando qualunque progetto o qualsiasi altra cosa si stia facendo finisce esattamente al contrario di come si era sperato, oppure si rompe.
Alò!