Ascoli–Arezzo 0-2, ma fuori dal campo qualcuno continua a giocare alla guerra
C’è chi in trasferta segue la squadra con la sciarpa, la voce e il cuore.
E poi c’è quella ristretta élite di geni del male che decide di presentarsi allo stadio armata di bomboni e bengala, come se stessero girando Rambo 6 – La Vendetta del Petardo.
Il paradosso più comico — se non fosse pericoloso — è che l’Arezzo stava vincendo, ma loro imperterriti: boom, sfrùsh, pum.
Bravi. Coerenti almeno: se non possono brillare per cervello, lo fanno per fiammata.
Intanto steward, operatori e chiunque passasse di lì rischiavano l’acconciatura nuova, mentre qualcuno tra i tifosi amaranto ha sintetizzato il pensiero generale con un’eleganza tutta toscana:
“Quelli che vogliono andare in trasferta coi bomboni… si tagliano i coglioni da soli.”
Difficile dargli torto.
Il problema vero è che, per colpa di quattro esploratori della stupidità, le trasferte rischiano di diventare un miraggio, e le multe — quelle sì — arrivano puntuali come un rigore al 93’.
E, per essere chiari: che se le paghino di tasca loro, senza spacciarle per “passione” o “colore”.
La cosa divertente (per modo di dire) è che ieri gli ascolani, che certo non sono noti per essere suore di clausura, si sono comportati meglio di noi.
E quando gli avversari ti danno lezioni di civiltà, forse è il momento di chiedersi chi è davvero fuori categoria… e non in senso calcistico.


