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Trasferta coi bomboni: l’Arezzo vince, ma certi tifosi fanno esplodere solo la pazienza

Una minoranza rumorosa rovina la festa: petardi, bengala e rischi inutili mentre la squadra domina. E ora tra trasferte a rischio e multe da pagare, cresce la voglia di isolare gli “artificieri” del tifo

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Trasferta coi bomboni: l’Arezzo vince, ma certi tifosi fanno esplodere solo la pazienza

Una minoranza rumorosa rovina la festa: petardi, bengala e rischi inutili mentre la squadra domina. E ora tra trasferte a rischio e multe da pagare, cresce la voglia di isolare gli “artificieri” del tifo

Ascoli–Arezzo 0-2, ma fuori dal campo qualcuno continua a giocare alla guerra

C’è chi in trasferta segue la squadra con la sciarpa, la voce e il cuore.
E poi c’è quella ristretta élite di geni del male che decide di presentarsi allo stadio armata di bomboni e bengala, come se stessero girando Rambo 6 – La Vendetta del Petardo.

Il paradosso più comico — se non fosse pericoloso — è che l’Arezzo stava  vincendo, ma loro imperterriti: boom, sfrùsh, pum.
Bravi. Coerenti almeno: se non possono brillare per cervello, lo fanno per fiammata.

Intanto steward, operatori e chiunque passasse di lì rischiavano l’acconciatura nuova, mentre qualcuno tra i tifosi amaranto ha sintetizzato il pensiero generale con un’eleganza tutta toscana:
“Quelli che vogliono andare in trasferta coi bomboni… si tagliano i coglioni da soli.”

Difficile dargli torto.

Il problema vero è che, per colpa di quattro esploratori della stupidità, le trasferte rischiano di diventare un miraggio, e le multe — quelle sì — arrivano puntuali come un rigore al 93’.
E, per essere chiari: che se le paghino di tasca loro, senza spacciarle per “passione” o “colore”.
La cosa divertente (per modo di dire) è che ieri gli ascolani, che certo non sono noti per essere suore di clausura, si sono comportati meglio di noi.
E quando gli avversari ti danno lezioni di civiltà, forse è il momento di chiedersi chi è davvero fuori categoria… e non in senso calcistico.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.

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