I Vespucci, originari della zona dell’attuale aeroporto di Firenze, si insediarono nel XIII secolo all’interno della città gigliata, distinguendosi come commercianti e prestatori di denaro, a partire dall’antenato Spinello. La famiglia raggiunse un grande prestigio politico: contò tre gonfalonieri di giustizia e ben 23 priori della Repubblica. Furono anche mecenati di grandi artisti come il Ghirlandaio e Botticelli. Abitarono nella zona del Prato d’Ognissanti, allora una piazza, oggi una via prossima alla Porta al Prato.
Il primo della famiglia a intraprendere commerci con l’Oriente fu Pietro Vespucci, che armò una galea costruita a Pisa per raggiungere i porti orientali e acquistare sete e lane pregiate. Un ramo della famiglia possedeva Villa Ridolfi, dove Amerigo Vespucci trascorse parte della sua giovinezza, prima di diventare il navigatore a cui fu dedicato il nome del Nuovo Mondo.
La bella Simonetta e i suoi amori
Marco Vespucci, cugino lontano di Amerigo, conobbe la giovane Simonetta Cattaneo durante un viaggio a Piombino, dove la sua famiglia era esule ma ospitata dai Cattaneo di Genova. Simonetta, appena quindicenne, era già celebre per la sua bellezza: alta, esile, con tratti delicati, occhi chiari, capelli dorati spesso intrecciati o sciolti con nastri, sembrava uscita da un dipinto.
Dopo il matrimonio con Marco, Simonetta fece il suo ingresso trionfale nella Firenze rinascimentale. La sua bellezza fu tale da ammaliare molti uomini, tra cui Lorenzo il Magnifico, suo fratello Giuliano de’ Medici, e l’artista Sandro Botticelli, che di lei si invaghì profondamente. Fu proprio Giuliano a dedicarle una giostra, che vinse, proclamandola “Regina della Giostra” e offrendole simbolicamente il suo cuore.
Botticelli, che morì 34 anni dopo Simonetta, chiese di essere sepolto accanto a lei nella chiesa di Ognissanti. La immortalò in molte delle sue opere: la Venere più celebre della pittura rinascimentale avrebbe i suoi tratti.
Subito dopo le nozze, nel 1469, Marco Vespucci fu inviato a Genova per imparare l’arte bancaria presso il Banco di San Giorgio. Rimasta sola a Firenze, Simonetta fu corteggiata da molti, tra cui Alfonso d’Aragona, che la conobbe durante una visita con la madre.
Purtroppo la sua vita fu breve: morì a soli 23 anni, nel 1476, probabilmente per una malattia polmonare, forse tubercolosi. Alcuni cronisti dell’epoca attribuirono la causa a una polmonite, favorita dai frequenti spogliarsi per soddisfare i numerosi amanti, in un’epoca in cui certe febbri si rivelavano letali.
Un anno dopo, anche Giuliano de’ Medici fu assassinato nella Congiura dei Pazzi. Tra gli accusati comparvero anche Marco Vespucci e un suo fratello, sospettati di vendetta o gelosia. Tuttavia, furono scagionati grazie all’intervento di re Ferdinando di Napoli, che ottenne il favore di Lorenzo il Magnifico, in parte per i legami dei Vespucci con influenti banchieri napoletani.
Conclusione
Come ammoniva un detto popolare, riecheggiante di giustizia ancestrale:
“Chi tocca la donna d’altri, muore.”
Alla siciliana, verrebbe da dire.

