Arezzo, Villa Severi: capitale mondiale della “sedia sfranta”

Arezzo, l’arte vera ignorata e la monnezza esibita: cronaca surreale da Villa Severi

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Quando l’arte contemporanea la fa il primo bischero che passa… e nessuno la leva più!
Edizione a bestemmia trattenuta

Oh bella madonna, che novità a Villa Severi!
Pare che la celeberrima scultrice Amalia Ciardi Dupré – lei sì, un’artista con la “A” maiuscola che ha piazzato lì capolavori come la Grande Madre – abbia adesso un’inaspettata “collega”: La Sedia Sfasciata sopra il Pozzo.

Da due mesi (e spiccioli) campeggia lassù ‘sto catafalco  scassato, nobilmente adagiato come se fosse l’ultimo urlo dell’arte concettuale. Peccato che l’autore non sia un genio fiorentino del ’34, ma il solito incivile che ha pensato bene di svuotare casa propria nel parco pubblico: un Leonardo… di monnezza!

L’INSTALLAZIONE INVISIBILE (A CHI CI DOVREBBE FARE CASO)
Che la buttasse lì il cittadino stordito, passi – lo sfogo lo capisco, con quel che costa la discarica.
Ma gli addetti alla manutenzione, quei prodi falciatori di prato a singhiozzo e svuotatori di cestini a luna piena, che fanno? Si mimetizzano col fogliame e si fingono ciechi. Ci manca solo che le diano pure il lucido per farla brillare!

«Un minimo d’iniziativa? Oh, per carità! Poi magari il capo mi sgrida perché ho spostato un’opera d’arte!»
Motto non ufficiale del servizio parchi

Intanto la poltroncina marcia diventa meta di pellegrinaggi: turisti in cerca di Banksy aretini, ragazzetti a caccia di selfie, nonne indignate che bestemmierebbero se non fossero in compagnia dei nipotini.

ARTE O IMMONDIZIA? QUESTO È IL DILEMMA (MA NEANCHE TANTO)
La domanda rimbalza tra l’erba alta e i cestini straboccanti: “È un’installazione o un rifiuto?
Risposta secca: è un rifiuto di installazione, perché rifiutano tutti di installarsi a portarla via.

Nel frattempo il pozzo reclama: “Oh, io sono patrimonio del parco, mica della discarica!” – ma chi lo ascolta? L’assessore? Occupato a tagliare nastri. Il vigile? In ferie. Il cittadino modello? Sta scrivendo post indignati su Facebook con la foto della sedia (preset: filtri drammatici).

PROPOSTA INDECENTE (MA NON TROPPO)

  • Opzione A: si bandisce un concorso lampo “Rimuovi la Sedia & Vinci”, premio una spranga d’oro e l’onore cittadino.
  • Opzione B: la si certifica come opera d’arte e la si rivende a prezzo da capogiro a qualche gallerista milanese – ché lì, se gli dici che è post‑post‑neo‑trans‑trash, te la pagano a peso di tartufo.
  • Opzione C: si fa il miracolo dell’iniziativa personale: un manutentore prende la sedia, la carica sul furgone e la porta dritta in discarica. (Utopia? Forse, ma sognare è gratis.)

MORALUCCIA
Finché a Villa Severi resterà la Sedia Sfranta a far bella (si fa per dire) mostra di sé, sapremo che:

  1. L’inciviltà ha sempre un posto a sedere.
  2. La manutenzione cieca non vede, non sente, non parla… e soprattutto non sposta.
  3. L’arte vera (quella di Amalia Ciardi Dupré) rischia di finire dietro le quinte, oscurata da un trono da sagra di paese.

E allora, ragazzi del Comune, sveglia! Perché qui non c’è bisogno di un critico d’arte, ma di un semplice braccio (collegato al cervello, possibilmente) che afferri ‘sta sedia e la porti dove merita: in discarica, e a passo di carica!

Se servisse a qualcosa noi dell’Ortica l’abbiam detto. Ora, pedalare.

 

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