Ultimamente ho rivisto La Grande Guerra di Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Ma proviamo a immaginarli austroungarici: sono loro a contendersi il pollo tra le trincee…
Un film senza attori in carne e ossa, in cui vengono utilizzate solo le loro immagini: parlano, guidano, corrono, sparano, amano, muoiono. Tutto è possibile con l’intelligenza artificiale. E sarà lo stesso Monicelli a mostrarci Vittorio e Alberto che sgranano quel pollo…
Siamo alla rappresentazione della finzione nella finzione.
Allora mi domando: il colloquio tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca è realtà o finzione? È tutta una messa in scena per le persone che continuano a morire? Dopotutto, il presidente ucraino è un attore, quello americano un conduttore televisivo. Ma hanno davvero recitato o sono solo immagini mosse da una regia invisibile?
Forse, in futuro, potrò esistere anche dopo la mia morte. La mia immagine tridimensionale, come un’icona, sarà accanto ai miei cari. Ma chi mi muoverà? Chi mi farà parlare? Certo, non Monicelli, che è già “di là”…
Saremo tutti attori, e allora aveva ragione Shakespeare: “Tutto il mondo è un palcoscenico”.
Ci mostreranno una Schlein oberata di bollette, con le toppe ai pantaloni. Ma forse è già finzione questa nostra vita, un universo creato da un eccelso scenografo.
L’unica certezza del mio esistere? Gustarmi un buon culaccio di salame a morsi, con una fetta di pane “sodo”!


