A volte succede per caso. Scorri distrattamente sul web, cerchi ispirazione o forse solo un momento di pausa, e ti imbatti in qualcosa che sembra parlare direttamente a te. È stato così che ho incontrato le parole che davano forma ai pensieri dell’Imperatore Marco Aurelio. Non lo cercavo, ma una sua frase mi ha colpita, poi un’altra, e un’altra ancora. Più leggevo, più mi rendevo conto di quanto quelle riflessioni, scritte quasi duemila anni fa, rispecchiassero il mio modo di sentire.
Non ho una religione specifica, perché nei secoli hanno fatto, tutte, in nome di Dio, milioni e milioni di morti, ma mi considero profondamente spirituale. Credo nel Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, nell’aldilà, negli angeli, e prego tutte le notti prima di dormire. Di giorno ho un filo diretto con chi mi ha donato la vita. Ci parlo sempre come faceva Don Camillo nei film con Peppone e a volte…ci litigo pure! Il mio faro è appunto il Creatore di questo Eden che mi ospita e che, in soli settant’anni, (quasi la mia età) i poteri che governano l’umanità sono riusciti, in buona parte con le loro scelte a far rovinare. La mia spiritualità è una ricerca continua di valori universali come l’amore, la compassione e la resilienza, mi avvicinano anche a Gesù per il suo messaggio di amore e di perdono, che ha ispirato miliardi di persone e, appunto, anche me. Ma Gesù è il figlio di Dio, una figura divina che rappresenta qualcosa di troppo grande, troppo lontano dalla mia umanità per potermi sentire completamente in sintonia con la sua essenza.

Un filo tra i grandi maestri
Leggendo Marco Aurelio, mi sono accorta di quanto il suo pensiero riecheggi quello di altre grandi figure che hanno cercato di guidare l’umanità verso la saggezza e la pace interiore. Gesù, con il suo messaggio di amore, perdono e compassione, ci ha insegnato che la vera forza non è nel dominio, ma nell’umiltà. Gandhi, secoli dopo, ci ha mostrato come la resilienza e la non-violenza possano essere strumenti di cambiamento e così tanti altri illuminati oltre Buddha.
Marco Aurelio, pur nella sua veste di imperatore, si inserisce in questo filone di saggezza universale. Anche lui ci ricorda che la vera vittoria non sta nel controllare gli altri, ma nel dominare se stessi.
Un imperatore durante la Peste Antonina
Marco Aurelio non era solo un filosofo, ma anche un capo di popolo. Durante il suo regno, dovette affrontare uno degli eventi più devastanti della storia romana: la Peste Antonina. Questa epidemia, che si diffuse a partire dal 165 d.C., causò milioni di morti e gettò l’Impero in una crisi profonda.
Per Marco Aurelio, la sofferenza del suo popolo era anche la sua. La sua empatia emerge chiaramente nelle sue Meditazioni, dove riflette sulla fragilità della vita e sull’importanza di mantenere la calma e la virtù anche nei momenti più bui. Era un uomo che, pur tra le difficoltà, cercava di dare un senso al dolore, trasformandolo in un’opportunità per crescere come individuo e come leader.
Un compagno di viaggio per la vita
Per me, Marco Aurelio è una guida, un amico che mi parla con il linguaggio della saggezza e della virtù. Mi ricorda che, anche nelle difficoltà, possiamo scegliere come reagire. La vita non sarà mai priva di ostacoli, ma possiamo sempre trovare un equilibrio tra ciò che non possiamo cambiare e ciò che possiamo migliorare.
Ogni passo che compiamo verso la consapevolezza ci avvicina a vivere una vita piena e dignitosa. Marco Aurelio non offre risposte assolute, ma ci invita a camminare con coraggio e a scoprire dentro di noi la forza per affrontare il nostro cammino. S.S.C.
* Chi era Marco Aurelio?
Marco Aurelio nacque a Roma nel 121 d.C. e non era destinato a diventare imperatore. Fu adottato da Antonino Pio, che lo scelse come successore. Salì al trono in un periodo difficile, segnato da guerre e pestilenze, e governò con saggezza e misura, ispirandosi ai principi dello Stoicismo.
Sposò Faustina Minore, figlia di Antonino Pio, e insieme ebbero numerosi figli, ma solo pochi sopravvissero. Tra questi, il più noto è Commodo, che succedette al padre al trono, segnando però un netto distacco dagli ideali del padre.
Una delle testimonianze più affascinanti del suo lascito è la statua equestre situata in Piazza del Campidoglio a Roma. Realizzata in bronzo dorato, è considerata la statua equestre più bella al mondo. L’originale è oggi custodito nei Musei Capitolini per proteggerla e garantirne la conservazione.
Nota a piè di pagina
1.La narrazione del film Il Gladiatore (2000), in cui il personaggio di Commodo uccide Marco Aurelio, è frutto di fantasia e non ha alcuna base storica. Nella realtà, Marco Aurelio morì per cause naturali, probabilmente legate alla Peste Antonina.