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La Pia di Dante: Arezzo coinvolta dalla storia, non dal gossip

Il gossip di Cesare Fracassi
l tragico destino di Pia dei Tolomei, citata da Dante nella Divina Commedia, si intreccia con lotte di potere e ambizioni familiari, in una storia di tradimenti e vendette nella Maremma medievale

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Chi ha ucciso Pia? Chi era Paganello, o meglio, Nello Pannocchieschi?

Nel Medioevo, i feudi e le città-stato erano spesso in contrasto tra loro, alimentati da campanilismo e rivalità, anche prima delle divisioni tra Guelfi e Ghibellini. Queste contese coinvolgevano persino membri delle stesse famiglie. La Rocca di Prata, di proprietà di Tollo Pannocchieschi, fratello di Gherardo del Castello di Pietra, situato a nord di Gavorrano, includeva tra i suoi possedimenti antiche miniere d’argento. Proprio queste miniere furono la causa delle diatribe tra i due fratelli.

Nel 1263, i Pannocchieschi vennero sottomessi da Siena, e come garanzia per evitare future ribellioni, Nello Pannocchieschi fu dato in ostaggio. Successivamente, nel 1274, con l’approvazione dei parenti più anziani, venne deciso di affidare a Siena il compito di risolvere i contrasti tra Prata (Massa Marittima) e Pietra. Una volta raggiunta la maggiore età, Nello ottenne la carica di podestà di Volterra. Sposò Margherita Aldobrandeschi, figlia di Omberto, che era stato vigliaccamente ucciso nel 1259 da sicari senesi travestiti da frati, perpetuando così l’odio tra le famiglie.

Questo matrimonio era motivato da interessi territoriali, con l’obiettivo di acquisire parte dei feudi amiatini e grossetani. Nello, spinto dall’ambizione di potere, convinse i suoi due fratelli a partecipare all’omicidio del loro zio Tollo, avvenuto subito dopo la messa domenicale. Successivamente rapì la zia Pia e le sue due figlie, rinchiudendole nelle segrete del Castello di Pietra (oggi in rovina). Sotto la minaccia di morte, riuscì a farsi intestare i possedimenti e la Rocca di Prata, per poi uccidere le tre donne e bruciare i loro corpi.

Ma perché Dante non racconta questi eventi, sebbene all’epoca l’intera Maremma ne fosse sconvolta? È possibile che l’omissione fosse dettata da una sorta di “omertà politica”? Dante, infatti, era un guelfo, e partecipò all’assedio di Arezzo da parte dei senesi. Tuttavia, durante un attacco dei cento cavalieri aretini, guidati da Buonconte da Montefeltro presso Pieve al Toppo nel 1288, Dante si dileguò senza combattere.

Un episodio che lascia aperta la questione sul perché il Sommo Poeta non abbia mai affrontato apertamente questo oscuro capitolo della storia, in cui Nello Pannocchieschi emerge non solo come un assassino, ma anche come un codardo.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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