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La Croce, i Bacci, Pietro e la scuola di pippa: storia di eredità, arte e lascivia ad Arezzo

Il gossip di Cesare Fracassi
Eredità e intrighi nella storia dei Bacci: tra arte rinascimentale e Lascivia nell'Arezzo del Quattrocento

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La Croce, i Bacci, Pietro e la scuola di pippa: storia di eredità, arte e lascivia ad Arezzo

Il gossip di Cesare Fracassi
Eredità e intrighi nella storia dei Bacci: tra arte rinascimentale e Lascivia nell'Arezzo del Quattrocento

Usava una volta, che commercianti, banchieri usurai o arricchiti velocemente, lasciassero per opere religiose ingenti proprietà o denaro.
Matteo Bacci, ricco commerciante di tessuti la cui famiglia proveniva da Pieve Sietina, in testamento lasciò una somma considerevole e un terreno coltivato a vigna sopra il Castelluccio, per opere religiose, al fine di essere perdonato del suo successo finanziario.
Solo 30 anni dopo, nel 1447, venduta anche la vigna, suo figlio Francesco iniziò i lavori nella basilica di San Francesco ad Arezzo e il lavoro fu affidato al vecchio Lorenzo Bicci, vecchio pittore che abbellì il portale della Cappella Bacci nella stessa basilica con tre affreschi, ma con uno stile senza le innovazioni del tempo, cioè piatto senza movimento.

La morte nel 1452 del vecchio pittore comportò l’incarico da parte del figlio Piero al suo omonimo Piero della Francesca del “Borgo” già rinomato anche in Urbino. Uno dei figli di Piero Bacci, Luigino, fu quello che rimase imbrigliato tra le cosce di Margherita Dei Bonci madre, madre sicura di Pietro l’Aretino.

Ora si capisce l’avvento del Savonarola, la corte fatua e lascivia dei Medici e dello stesso papato di Roma tanto che l’Aretino, nel Dialogo tra Nonna e Pippa, ci dà nozione dell’insegnamento puttanesco che la madre dà alla figlia.
Per me, papi e vescovi trombavano a tutto spiano, già nell’ottavo girone, Dante ci mette un nostro aretino, Griffolino, alchimista, falsario di leghe dorate, che aveva fatto credere a un figliol di un vescovo di Siena, Albero, di farlo volare in aria come un uccello.

Tornando a Nonna, dice alla figlia di comportarsi come una vergine e di non ridere sguaiata, e di sciogliersi i capelli, se dovesse entrare nelle cucine, in presenza dei servi, ospite in palazzi di nobili o cardinali, perché questi avrebbero riferito ai padroni le sue bellezze. Inoltre, se sfiorata da mani e carezze, deve gemere e sospirare a voce flebile, insomma che il povero uomo da adescare sia convinto di cogliere una primizia genuina. Se la tira, e così deve fare, se puttana da due soldi non vuol diventare!

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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