Nel 1861, vennero distribuite le schede per il censimento dei cittadini del neonato Regno d’Italia. A partire dal mese di novembre, ogni capofamiglia ricevette moduli su cui indicare i componenti del nucleo familiare, l’attività lavorativa e alcune informazioni sociali e reddituali.
Era il primo censimento nazionale, ma l’iniziativa suscitò timori tra la popolazione: molti credevano fosse uno strumento per introdurre nuove tasse. Per contrastare queste paure, le prefetture diffusero notifiche ufficiali, spiegando che il censimento non aveva finalità fiscali. Al contrario, serviva per comprendere le necessità della popolazione, migliorare il benessere collettivo e favorire la crescita economica e produttiva del paese.
Le notifiche dei Gonfalonieri esortavano ogni capofamiglia a compilare i moduli con accuratezza e sincerità, specificando che i dati raccolti avrebbero fotografato la situazione del 31 dicembre 1861. Dal 2 gennaio, incaricati avrebbero raccolto le schede. L’operazione era considerata un elemento cruciale per la ricostituzione di un’Italia unita, dopo secoli di divisione.
Anche a Sansepolcro, la celebrazione del nuovo censimento si accompagnò a festeggiamenti: venne organizzata una corsa di cavalli con fantino, e al vincitore fu assegnato un premio di 20 lire, pari al costo di un viaggio andata e ritorno in coupé di carrozza tra Firenze e Arezzo.
Il censimento del 1861 rappresentò non solo un atto amministrativo, ma anche un simbolo del nuovo spirito unitario che animava il paese.