Ero andato a cercar funghi nella lecceta sotto Civitella. Era già inverno, aveva nevicato nei giorni precedenti, ma le giornate successive erano state illuminate da un sole relativamente caldo. Cercavo le trombette dei morti da essiccare: una volta pulite e messe a bagno, ritrovano il loro sapore tartufato, perfette per un bel piatto di linguine all’olio e formaggio.
Scendendo verso il fiume, ad un incrocio di sentieri, ho trovato un porcino con due gambi e un’unica cappella. Era sano, duro come il marmo, baciato dal sole: uno spettacolo! Eravamo già al 10 dicembre, e in alcune zone d’ombra c’erano ancora chiazze di neve. Risalendo dall’altra parte del sentiero, al limite di un manto bianco, spuntavano delle capre reali, funghi prelibati come gli ovuli: gialli sotto le lamelle, arancioni verso la circonferenza della cappella e più chiari al centro. Il mio cestino era quasi pieno.
All’improvviso, dal fitto bosco di lecci, quercioli e scope, ho sentito un rumore strano: un ansimare simile al suono di un vecchio treno a vapore, proprio come quelli della linea Perugia-Terontola. Rami si spezzavano, le chiome degli alberi si agitavano. Per un attimo ho pensato a un treno, come quelli che attraversano i boschi in piano vicino a Oliveto, ma lì, in collina, non c’erano ferrovie.
“Che sia un UFO?” ho pensato, immaginando un essere gigantesco proveniente da altri mondi. Tanto era il frastuono, e tanto si muovevano gli alberi! Poi, improvvisamente, da dietro le scope, è apparsa una sagoma bianca: non un alieno, ma un vitello. Probabilmente stava cercando disperatamente la via di casa o il proprio giaciglio. Non mi ha degnato di uno sguardo ed è sceso verso il fiume, verso una radura con giovani noci esili che non si erano mai ingrossati.
Era uno dei vitelli di un allevatore belga del “Canto delle Rose”, che lasciava gli animali liberi di pascolare. Si era perso. Mi sono ricordato dei miei vecchi buoi, che tornavano a casa da soli con il carro: il destro a destra e il sinistro a sinistra, senza bisogno di guida.
Tornai a casa spaventato, stupito, ma anche meravigliato. Il giorno dopo, mia zia ha fatto da cavia: ha cucinato le capre reali. La domenica, invece, abbiamo preparato un primo coi fiocchi e usato una cappella come guarnizione sopra una bistecca.