Ah, l’Alpe di Poti, quel luogo incantevole dove la natura regna sovrana e l’aria fresca è un balsamo per l’anima… o almeno lo era, prima che un geniale anonimo decidesse di arricchire il paesaggio con una “moderna opera d’arte”. Sì, perché ormai bisogna pensare in grande: abbandonare rifiuti edili in un bosco non è vandalismo, è avanguardia!
Questa volta, però, c’è da riconoscerlo: l’artista si è superato. Nessun caotico scarico selvaggio, no. Qui parliamo di un lavoro raffinato, quasi curato. I quintali di calcinacci e piastrelle non sono stati lasciati alla rinfusa, ma amorevolmente insaccati e nascosti dietro un rudere. Una trovata geniale, un mix tra il “vedo non vedo” del fashion design e il gusto tutto italiano per il dramma ambientale.
Che dire, complimenti all’autore di questa brillante installazione! Ha trasformato un angolo di paradiso in una discarica personalizzata, regalandoci un promemoria visivo del nostro insaziabile bisogno di lasciare tracce, anche dove non dovremmo.
Forse ci siamo sbagliati sul suo conto: non è solo un incivile, è un visionario. Anzi, proponiamo un titolo per la sua opera: “Sostenibilità? No grazie”, un perfetto manifesto della modernità.
Chissà se questo artista penserà mai a fare un bis o, in un colpo di genio, organizzerà una mostra itinerante in altri boschi della zona. Nel frattempo, speriamo che la sua creazione venga rimossa al più presto, restituendo al sentiero di Talamone la dignità e la bellezza che merita.
Ah, Poti, l’arte del degrado ti fa onore.
Io ieri ho trovato una banana attaccata con lo scotch americano a un olivo. Ma i carabinieri forestali dove sono?