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venerdì, Aprile 4, 2025
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Alla scoperta di un’Arezzo sepolta: memorie, storia e misteri

Il gossip di Cesare Fracassi
Un viaggio tra memoria e storia: alla scoperta di un'Arezzo stratificata, dall'epoca etrusca ai giorni nostri

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Quando si usava, con le famiglie, fare il giro dei Santi Sepolcri, la Vittorina, la mia mamma, ci portava in tutte le chiese meno conosciute di Arezzo. Era come andare a cercar funghi: alcune le trovavamo aperte, altre no. All’epoca frequentavo le elementari a Sant’Agnese, e sia questa chiesa che San Niccolò erano ancora consacrate, o almeno aperte.

La piazzetta attigua e un palazzo diroccato vicino alla scuola erano il nostro “reparto munizioni” – zolle di terra e sassi – per le battaglie del pre e post scuola. Le spade erano le righe di legno, e la cartella diventava il nostro scudo. Era il tempo delle righellate sui polpastrelli inflitte dai maestri e del cucchiaio di olio di fegato di merluzzo il giovedì.

La sera, camminando per le stradine ripide come Fontanella, non sentivo il peso del dovere scolastico. Provavo invece il piacere e la curiosità dell’apprendimento, tipiche di quell’età. Ero contento: lungo il tragitto rivedevo luoghi familiari che mi scaldavano il cuore. Il Molino sotto San Giusto, la Palestra Petrarca, la bottega del meccanico, la Caserma dei Pompieri, il primo sali e tabacchi, la pizzicheria… Poi c’era la prima fontanina, e ancora più su la seconda. All’incrocio con via Pescioni, trovavo il secondo sali e tabacchi, quello dove si compravano i pennini bianchi da 2 lire o quelli ramati da 3 lire, e i quaderni da 5 o 10 lire. Infine, arrivavo alla terza fontanina.

E ora, scavando nella memoria e nella storia, giungiamo alla piazzetta di San Niccolò. Qui si trova una semplice chiesa restaurata, poggiata su una struttura muraria che racconta il tempo e le vicende di Arezzo.

La chiesa esisteva già nel 1000, come la stessa Sant’Agnese. Era dell’ordine dei Camaldolesi e dipendeva dal priore di San Michele. Nel XIII secolo apparteneva alla famiglia dei Girataschi, che aveva un palazzo lì vicino, dove si trovava un pozzo profondissimo.

Scendendo con l’immaginazione in quel pozzo, potremmo vedere segni del “recente” restauro del 1700: armi, pugnali e altro del Seicento. Ancora più in basso, potremmo trovare monete del XIII secolo, dello stesso periodo di Ippolita degli Azzi. Chissà se i ragazzi di Ippolita, aspettando il Bostoli guelfo con le schiere fiorentine, giocavano proprio in quei paraggi! La nostra capopopolo, infatti, era di Borgunto, poco distante da lì.

Calandoci ancora più giù, troveremmo frammenti di ceramica e il tipico collante delle opere murarie di epoca romana imperiale. Continuando a scavare, incontreremmo pietroni e muri a secco di epoca etrusca e, forse, ancora più sotto, spille d’osso risalenti a 50.000 anni fa (come dimostrano i ritrovamenti degli scavi del 1984-87).

Se scavassimo sotto ogni casa, da Santa Croce a San Clemente, troveremmo tre città meravigliose: quella medievale, quella imperiale, e quella etrusca. Quanto doveva essere splendido il nostro anfiteatro, rivestito di chiaro granito!

Il 6 dicembre si festeggia San Niccolò, vescovo di Mira (270-343), protettore dei marinai, dei bambini e delle ragazze da marito. Porta mele e dolcetti a tutti e aiuta i bisognosi!

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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