Nel VI secolo a.C., un uomo giunto da Chiusi si recò alla bottega di Cica d’Arezzo, situata all’epoca dove oggi sorge la piazzetta di San Niccolò. Il visitatore era in cerca di una cura per il re dei Volsini, Porsenna, affetto da un principio di tisi.
Cica, un medicone rinomato da Tarquinia fino agli Appennini, era celebre per le sue cure contro il mal di gola, la tachicardia, la tisi e molte altre malattie. Si diceva che possedesse antiche conoscenze alchemiche, ereditate dai Sumeri e forse anche dall’Estremo Oriente, provenienti dalle popolazioni stanziate lungo il Fiume Azzurro in Cina.
Per curare Porsenna, Cica preparò un infuso di gemme di pino, che mise in una brocca da cinque litri, corrispondente in etrusco al volume di sangue contenuto nel corpo umano. Inoltre, realizzò un decotto di corteccia di quercia mescolato con un po’ di miele, che versò in una brocca da un litro e mezzo, equivalente in etrusco alla quantità di vino ricavata da due chili d’uva o al peso di dieci grossi limoni.
Il messaggero tornò a Chiusi via chiatta, portando i preparati al lucumone Porsenna. Dopo qualche giorno di trattamento, il re si sentì meglio, tanto da poter marciare con il suo esercito per assediare Roma. Tuttavia, al ponte che conduceva al centro della città, oggi noto come Ponte Sisto, l’eroico Orazio Publio Coclite riuscì a respingerlo con una strenua difesa.
Porsenna desiderava riportare al trono di Roma il re etrusco Tarquinio il Superbo. Tuttavia, il Senato romano decise di eliminare il re di Chiusi. Caio Muzio, un giovane volontario per la missione, commise un errore fatale, uccidendo invece un funzionario pagatore dell’esercito dei Volsini. Tornato a Roma, per punirsi, Muzio bruciò la propria mano nel braciere.
Nel frattempo, Porsenna, rimasto senza le medicine, ricominciò a tossire e a sputare sangue. Fu costretto a ricorrere nuovamente al medicone Cica. La storia è riportata da Afunia, un sacerdote ermafrodito che partecipò alle Olimpiadi del 484 a.C. nella prova di tiro con l’arco di precisione.