IL PIONTA (MILLE PASSI DALLE MURA) ERA COLLEGATO ALLA CITTÀ DA UNA GALLERIA!?
Non ci si spiega perché fu costruita una rocca distante circa 1000 metri dalla città, a difesa del Duomo Vecchio di Arezzo.
Era un segno della potenza e dell’indipendenza della Chiesa.
Tuttavia, mai fu conquistata, neppure durante l’assedio senese del 1288 e quello perugino del 1335.Continua a leggere
Doveva per forza esserci un collegamento sotterraneo. Da antichi disegni (nella mia testa) intorno all’anno mille, un ingegnere della Cappadocia, un certo Nohykouyo, lavorò al progetto di archi sotterranei circa 20 metri sotto l’attuale ferrovia, per giungere, dopo due curve a tornante, dentro la rocca del Pionta.
Il suddetto ingegnere riprendeva l’arte di escavazioni sotterranee che duemila anni prima aveva dato prova di capacità strutturali nella costruzione di vere e proprie città sotterranee. La più importante fu certamente Derinkuyu: tre rocche scoperte con areazioni per una città di otto piani sotterranei che poteva ospitare 20mila abitanti. Ma di gallerie ve n’era un’altra, ora murata tra il bar dei Costanti (accademia o casinò della borghesia) e il teatro Petrarca!
3.000.000 DI EURO INCASSATI COME GABELLE DALLE SOLE PORTE DI AREZZO IN UN ANNO DEL BASSO MEDIOEVO (SOTTO IL DOMINIO FIORENTINO)
Altri 2.250.000 euro furono incassati dai “passeggeri” ai vari “passi”, tra i quali i più importanti erano quelli di Anghiari, Levane, Pieve Santo Stefano e Rassina. Gli esattori “passeggeri” pagavano, come noi si fa a novembre, un acconto annuale che variava dal 3% al 10% di quanto avevano incassato l’anno precedente.Continua a leggere
Il passo di Monte San Savino, che era sulla strada per Siena, era meno transitato rispetto ad altri, e ciò era dovuto ancora al permanere della rivalità sorta dopo l’assedio dei Senesi ad Arezzo (1288 “le toppe” a Pieve al Toppo) e l’aiuto dato ai Fiorentini a Campaldino (1298).
Prima dell’avvento gigliato in Arezzo, i porti più utilizzati per i commerci erano quelli adriatici, Ravenna e Rimini, e nel Tirreno quello di Talamone.
Tuttavia, importanti rapporti si avevano con il Comune di Pisa, sia da un punto di vista politico (ghibellini erano i Pisani), sia per la rivoluzione strutturale stradale che si ebbe per tutto il periodo del 1200. Si abbandonarono le vie di comunicazione impervie e collinari, favorendo nuove strutture che seguivano i corsi dei fiumi: l’Arno per Firenze, il Tevere per Perugia, il Marecchia per Rimini, quindi percorsi più pianeggianti.
Ecco che quando i “gigliati” sottomisero Arezzo, la loro politica fiscale fu controllare tutto il traffico delle merci e distrussero ponti, al fine di limitare i passaggi obbligati. Molte di queste somme, triplicate rispetto alla politica economica degli Ubertini e dei Tarlati rapportate ai tempi e alla moneta, venivano utilizzate per finanziare le opere che poi avrebbero portato splendore al Rinascimento fiorentino. Per più di duecento anni Arezzo si spense come una candela.
AREZZO E L’AVVENTO DEI MEDICI
Aveva ragione il Savonarola: una corte malata, priva di moralità, dedita al prestito di denaro, “usura”.
E così le varie botteghe di arti e mestieri, tra le quali primeggiava il Verrocchio!? Certo, i primi insegnamenti ai loro avi glieli aveva dati Pietro Tarlati “Pier Saccone”, ma la cui fama di conquistatore di terre e di femmine era rinomata da Castiglion fino a Bibbiena.Continua a leggere
Arezzo fino al 1335 aveva goduto di fama, onore e di spirito indipendente. Inizia in quel periodo un incremento delle nascite, dovuto al periodo di pace tra le varie città, le une controllate dal Papato, le altre controllate dai vari signori che avevano espanso i loro domini.
Arezzo usufruì di una crescita economica (come la Cina oggi), ma di una limitatezza politica che avvantaggiava solo pochi e appiattiva la gran parte del popolo.
Si aprirono i commerci fra le varie zone d’Europa e la manifattura lasciò campo al commercio (la euroglobalizzazione).
La famiglia Bacci fu insignita di titolo nobiliare: da miseri artigiani di Pieve Sietina si trasferirono ad Arezzo con la loro attività e iniziarono a tralasciare la manifattura, trasformandosi in commercianti di tessuti raffinati, importando lana spagnola e veli orientali.
La rovina: i signori fiorentini, dopo la parentesi repubblicana e mistica, al fine di riscuotere le gabelle distrussero ponti e allagarono vie di transito, riducendo le vie interne di comunicazione dei loro domini per poter avere un totale controllo dei commerci (come fa l’Europa con i cappotti e la misura delle vongole e altre disposizioni a testa di cane).
La fortezza di Arezzo, a controllo della città, fece abbattere torri e campanili per avere una completa visuale.
Un campo di prigionia divenne la nostra città, con i cannoni puntati verso i nostri tetti.
Dai centomila cittadini imperiali (Tito Livio) si ridusse la popolazione a soli 6000 anime. Solo i Lorena nel 1700 ci diedero un po’ di respiro e benessere.
Conclusione: Firenze rinascimentale a danno di una repressione e sfruttamento di Arezzo e la nostra antichissima Università.
La distruzione della piccola cinta muraria del Pionta, la Torre Rossa, la torre gemella di Porta Crucifera.
Al posto del buratto si potrebbe mettere Cosimo e il suo giglio!
E continua tutt’oggi: vedi l’anfiteatro, lasciato chiuso e abbandonato da un comando regionale a settori! (si dipende da Siena!)