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Il mercato delle bestie e l’economia aretina tra il 1250 e il 1400

Il gossip di Cesare Fracassi
Dalla vendita del bestiame nei mercati medievali alle industrie tessili dei "Fanfani": uno sguardo all'economia aretina tra il XIII e il XV secolo, tra crescita e trasformazioni sociali

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Il mercato delle bestie e l’economia aretina tra il 1250 e il 1400

Il gossip di Cesare Fracassi
Dalla vendita del bestiame nei mercati medievali alle industrie tessili dei "Fanfani": uno sguardo all'economia aretina tra il XIII e il XV secolo, tra crescita e trasformazioni sociali

MERCATO DELLE BESTIE NEL 1400
I trattori dell’epoca erano i bovi quelli destri e quelli sinistri più o meno al mercato del Sabato, che si svolgeva nella sottostante zona del Pionta, dove poi fu fatto il Foro Boario se ne vendevano circa 8 alla settimana.

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I castrati da 30/40 chili circa 4 o 5 a settimana, lo stesso per il numero di asini, il mezzo di trasporto più a buon mercato, mentre quello di lusso, del cavallo, era di circa la metà, cioè due capi a settimana, e al pari degli asini venivano vendute le pecore.
Il centro di Arezzo con le sue 4 vallate permetteva di avere una varietà di prodotti agricoli, dal legnane al guaino, che serviva per tingere i tessuti.

Poi arrivarono i Gigliati gottalesionati e con gabelle e dazi ridussero alla povertà gran parte della popolazione aretina, ci fu il cambiamento delle vie di comunicazione, più controlli, e la prime bolle di accompagnamento delle merci, i fuzionari, i famosi “passeggeri” o le” guardie”, i primi paragonabili agli esattori i secondi alle dirette dipendenze del dominatore.
( tuttavia c’era anche a quell’epoca parecchia evasione).

ECONOMIA ARETINA NEL 1250 E GLI AMINTORI DI QUELL’ EPOCA
Ho sempre avuto una certa ammirazione per Amintore Fanfani, politico integerrimo e autoritario, ma di grande aiuto per Arezzo e lungimirante nelle sue iniziative.
Sbarcato dalla Sardegna a Livorno, dopo l’ 8 settembre del 1943, riuni’ tutti gli aretini, per far ritorno in Arezzo con qualsiasi i mezzo di fortuna, non disdegnando una bici in tre per alcuni tratti, e tra questi c’era ancbe il mi babbo, forse per questo mi portava da piccolo ad ascoltare i suoi comizi in piazza San Francesco.

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Già alle elementari sotto il suo ministero si piantavano gli abeti al Torrino e allo Scopetone… per non parlare della distribuzione delle terre in Maremma e delle case popolari.

Aretino di Pieve Santo Stefano perché!??..
Le attività produttive del cotone nel tredicesimo secolo venivano vendute dai “Tommaschi”, ma chi lavorava e era anche venditore di veli e di prodotti del cotone erano i “Fanfani” esperti bambagiai o come venivano chiamati ” barbacai”.

Quest’ultimi erano in Pieve Santo Stefano in quanto la materia prima arrivava nei porti dell’Adriatico, e per la Marecchiese trovavano le prime piccole industrie domestiche in alta val Tiberina, in quanto utilizzavano le pulegge mosse dall’acqua a del fiume Tevere,
questo tipo di lavorazione non era assai importante come quello della lana, dove in Arezzo utilizzando le acque dei fiumi del suo territorio, sorsero vere e proprie attività industriali e commerciali di tessuti i (Bacci).

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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Il progetto “Luoghi di bene” mette insieme aziende agricole, Comuni, scuole, formazione e Università per creare percorsi di inclusione, accompagnamento e inserimento lavorativo nel territorio aretino.
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