Storia di un invisibile dal sottopassso di via Vittorio Veneto

Non so se ci avete fatto caso, perché spesso certe persone sono come invisibili in una società distratta ed egoista.
All’inizio del sottopasso di via Vittorio Veneto ad Arezzo c’è uno strano personaggio che potrebbe confondersi tra i tanti che chiedono l’elemosina.

Infatti la gente passa in fretta in quel tratto di strada e forse pochi avranno notato che la persona di cui parliamo è sempre intenta a leggere, a fare cruciverba, insomma ad impegnare la mente.
Accanto a lui un vecchio cane che noncurante del traffico che spesso sgomma rimbombando in modo esagerato nel sottopasso, continua a sognare, fiducioso della protezione della persona che ha accanto.

Parlarci è una vera sorpresa.
In modo dolce e malinconico racconta la sua storia.
Si chiama Tiziano ha 52 anni e viene dal Canton Ticino.
Un diploma di specializzazione in falegnameria e inizia a lavorare come apprendista fino da 16 anni poi entra in una ditta dove esercita con passione la sua attività per molti anni.

Quando racconta il suo lavoro di montaggio di librerie ed altri mobili gli sorridono gli occhi perché pensa ad un periodo in cui è stato felice ed autonomo.

Improvvisamente la ditta lo sostituisce, senza spiegazione e senza che lui abbia commesso alcunché.

La perdita di autostima lo fa cadere in crisi, la depressione lo abbatte (ero fuori di testa, mi dice ricordando quei momenti) e l’unica soluzione era partire.

Porta con sé l’unico amico che gli è sempre stato vicino il cane Cico.
Quando si parla di lui l’animale alza il collo per un momento, mi guarda curioso e poi si ributta disteso a sognare.

Tiziano inizia un percorso difficile ma la sua attenzione è di mantenere la mente solida ed informata.

Ad Arezzo trova anche qualche amico che lo sostiene.
Qualche volta vado anche al bar – mi dice – ma cerco di rimanere in disparte.
I tempi sono peggiorati ed io sono un personaggio fragile e non voglio casini.

Ed aggiunge: sono troppo giovane per la pensione e troppo vecchio perché trovi un lavoro.

Vive in una roulotte che è diventata fatiscente, ma forse c’è la possibilità di cambiarla con una più decente -sperando sempre che mi rinnovino i permessi per starci – aggiunge.

Ha un parlare forbito e calmo, di chi non vuole tornare a cedere alle trappole della depressione.

La gente corre in fretta, lancia qualche occhiata curiosa ma in fondo, penserà, è il solito “barbone”.

La vita degli invisibili non interessa a questo mondo troppo preso a correre verso non si sa cosa.

Legge molto ed io gli porto un libro “Cane e padrone” di Thomas Mann.

Mi ringrazia con quel suo sorriso gentile ma aggiunge: non potrei mai essere il padrone di Cico, noi siamo amici e compagni di disavventure.
Purtroppo presto avrò un’altra delusione perché Cico è molto vecchio e rischia di abbandonarmi.

Cico rialza il collo veloce quasi a dire: io non ti lascio.
Poi ritorna a sognare tra il caos della città e i passi veloci della gente.

 

 

 

 

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Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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