Le corna degli aretini

Ringraziamo sentitamente il Corriere di Arezzo che da qualche tempo ci regala titoli esilaranti o deprimenti a gogo.
Quello della prima pagina di ieri “tanti convinti di avere le corna” li supera tutti quanto a ridicolaggine.corriere

E’ vero che ad Arezzo non succede niente, che da troppo tempo non ci sono nemmeno risse tra immigrati e che i blitz delle varie polizie a Saione riescono a mettere in trappola un ladro di macchinetta taglia capelli; ed è vero che i turisti sono più o meno quelli dello scorso anno e che i lecci del Porcinai non si taglieranno più (ora siamo arrivati all’abbattimento di “alcuni alberi”, secondo il sindaco Ghinelli), ma ridursi a un titolo del genere è davvero deprimente.

Si scopre che un buon numero di aretini (come di perugini, senesi, fiorentini, lucchesi e chi più ne ha più ne metta) sono convinti di essere cornuti.

Ma leggendo l’articolo si scopre poi che la maggior parte di coloro che ricorrono agli investigatori privati per richiedere indagini sono i separati che mirano a dimostrare la consistenza reale del patrimonio del coniuge.
Insomma, quelli che sapendo che l’ex amato (a) si fingeva povero per pagare poche tasse, al momento della separazione vogliono comunque la propria parte di malloppo.

Questioni tristi, ma tutto sommato ordinarie e poco interessanti.
Ecco che allora nel titolo sono sbucate le corna, che quel pizzico di curiosità la generano sempre e qualche copiuccia in più della ghiacciaia scoperta in Fortezza la fanno vendere.

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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