A Capolona il Ciolfi ha preso ‘na mighela che se n’arcorderà fin che campa

Fino a sabato scorso era baldanzoso e parecchio convinto de vince’ l’elezioni nel su’ paese.
Era ‘l sindaco de Capolona abituato a vincere tutte le volte che se candidava.
Ma domenica ha preso una mighela tra i denti de quele che se ricordon per parecchio tempo.

Francesconi a voti l’ha guasi doppiato e Ciolfi, l’alfiere delle fusioni e della cultura nel paese alle porte del Casentino, ha interrotto il suo cammino e gli tocca accetta’ lo slittamento per andare ‘n pensione prima.

E’ la seconda volta che ‘l Ciolfi batte una musata; la prima fu quande cercò de fare ‘l presidente de ESTRA, ma proprio ‘l su’ partito lo defenestrò e l’armandò a Capolona.
Se la politica fosse quela d’una volta ora gni toccherebbe qualch’altra partecipata, ma ‘l mondo è cambiato e anche per quelle a sinistra ‘n c’è più spazio.

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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