Paolo Rossi e il pallone d’oro ciombato

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in piazza San Francesco, alla galleria Bruschi, è aperta una mostra su Pablito Rossi, Paolo Rossi ha fatto la gioia di milioni di italiani nel 1982, quando l’Italia vinse quello che possiamo forse ricordare come il campionato del mondo più emozionante, più inatteso.

Dopo il girone di qualificazione in Spagna le speranze di proseguire erano quasi nulle. Risultati al minimo con Camerun e Polonia ci portarono al secondo turno in un girone con Argentina e Brasile.
Porte chiuse, dunque.

Ma quelle contro i sudamericani furono proprio le due partite della rinascita di Paolo Rossi, fino a quel momento oggetto misterioso della nazionale, proveniente da due anni di squalifica.
Eppure Bearzot continuò a scommettere su di lui ed ebbe ragione.
Rossi cominciò a segnare e non smise più fino alla finale contro la Germania.
E fu Mondiale, e fu Pablito, designato miglior giocatore del torneo (in mostra c’è la scarpa d’oro che gli fruttò quel il titolo) e poi vincitore del Pallone d’Oro, la massima ambizione per un calciatore.

Nel corso degli anni, ormai ne sono passati 36, il pallone d’oro è stato più volte manipolato e trasferito.
Un giorno si è svitato dalla sua sede e quando Paolo lo ha preso in mano è caduto a terra.
Ciombato in due punti!

E’ così Paolo Rossi detiene l’unico pallone d’oro ciombato (vedi nella foto in alto a destra…) che si conosca.
Anche in questo caso Pablito ha fatto qualcosa di speciale.

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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