Per queli de La Nazione la Fiera Antiquaria ‘n va mai bene…

E una volta piove, quel’altra l’espositori se ne vano, la terza s’alarga ma c’è chi protesta, la quarta se restringe e a tutti ‘n va bene. Il collezionismo sì, ma anche no. “ormai c’è rimasto le cianfrusaglie”. “La Fiera more e bisogna rianimalla”.

“L’espositori se ne vano”, ma poi son sempre lì e anzi s’encazzeno si se devono sposta’ de venti metri…

Poi basta un’edizione col sole e le cose van bene, ma non benissimo, perché le previsioni del tempo non davano sereno e alora tutti ‘n son venuti…

Insomma, bisognerebbe capire come fare per far’anda’ bene la Fiera Antiquaria a queli dela Nazione. Perché per quel’altri sembrerebbe che funzioni, visto che quando ‘l tempo è bono c’è un pienone che ‘n se va più ‘n lae.

Vien guasi ‘l sospetto che queli del giornale (de carta) più letto dal’aretini se divertano a fa’ polemica per vende’ ppiù copie… ma ‘unnè vero, sicuro.

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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