IlPd ha rifatto la festa dell’unità

Erano anni che non saliva tanta gente sulle scale del Pd a Sant’Agostino.
Una di queste sere sono arrivati da tutta la provincia.
C’era di tutto, tutti i petali del giglio magico, anche quelli che si sono appassiti, da quando hanno perso, dopo quello di Arezzo, quasi tutti gli altri comuni.

Sono arrivati sparpagliati, giglio magico da una parte pronto a vincere almeno in casa con Albano Ricci segretario, renziani scissionisti da un’altra parte, insieme agli orlandiani che più che far vincere il loro candidato, puntavano a dare l’ultimo colpo d’accetta per spaccare i renziani che divisi sono da un pezzo. Insomma in piazza Sant’Agostino, facendo la tara della polizia antisommossa e dei risparmiatori di BancacEtruria incazzati, c’era più gente che alla Festa dell’Unità quando Renzi alla Casa dell’Energia disse che si sarebbe candidato al Senato ad Arezzo, che era stato lui a commissariare le banche, ma non disse che prima che a commissariarle ci pensasse la Banca d’Italia, era stato lui a firmare l’unico bail in d’Europa che ha cancellato 150 anni di storia della Banca Aretina.

In piazza Sant’Agostino c’era di tutto.
Mancava solo che arrivasse il terzo candidato, Massimiliano Dindalini, seguito dalla nomenclatura orlandiana, e la Festa dell’Unità era fatta.
Quando si è celebrata qualche giorno dopo, mancava la musica, mancavano i grandi comizi, mancavano le salsicce come ai tempi d’oro, ma Piazza Sant’Agostino era in festa: si celebrava l’unità con un candidato solo e con un contentino per tutti.
Tutti insieme sullo stesso tir per arrivare al congresso unitario.
Ci sono saliti in tanti che per arrivarci, il tir sembrava una di quelle carrette che portano venezuelani al mercato.

Ad arrivarci tutti insieme forse ce la faranno.
Ma per tornare?
A scanso di equivoci, prima che il Pd perda qualche altro comune, prima che Renzi faccia qualche altro referendum, non c’è uno che non abbia lasciato l’auto nel parcheggio.
Mica si fidano di quella carretta venezuelana: a casa vogliono essere sicuri di tornare.
Prima di rifare un’altra festa dell’unità.

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