Una mattinata a funghi…

Da leggere con la voce di Villaggio nelle vesti di Fantozzi

Giorno di ferie, sveglia alle 5,30, fuori ci sarebbe la luna piena, ma è nuvoloso ed è solo buio.
Io e mia moglie andiamo al bagno in due, ma ci scontriamo sulla porta e senza ancora esserci veramente svegliati facciamo la conta per stabilire chi deve entrare per primo.

Colazione in mutande con il latte freddo, perché scaldarlo farebbe perdere tempo prezioso.

Scarponcini da scalata, jeans con le toppe al culo, camice rigorosamente a quadri e via, verso la Contea. Da quindici giorni tutti parlano di mostruose raccolte di porcini da quelle parti e noi non vogliamo mancare all’appuntamento.

Partiamo con la punto d’ordinanza alle 6 in punto (eh…) e ancora c’è un buio tale da non distinguere il bosco da un campo di calcio.
Arriviamo sul posto indicato dal fruttivendolo mentre albeggia.
Mia moglie chiede perché ci si sia dovuti alzare così presto dopo quindici giorni di raccolte degli altri. L’ignara non sa che il fungo si vede bene quando non c’è ancora il sole alto, che tra ombre e luci forti confonde la vista.

Alle 6,38, armati di cestelli e coltellini da funghi, ci inoltriamo nel bosco con tanto di cappellini anti rametti vaganti.

– Io vado qui e tu là, così battiamo il bosco in maniera ragionata.

– Ci vediamo qui tra due ore precise, per fare il punto sulla situazione.

Due ore dopo ci ritroviamo esausti accanto alla macchina e nei nostri cestini solo foglie di quercia e qualche ghianda… mia moglie si lamenta:

– ma se da quindici giorni son tutti a cogliere porcini, cosa pensavi di trovare?

– speravo di trovarne anch’io qualcuno, almeno per un buon risotto…

– Sarà meglio tornare a casa e ‘n di’ gnente a nissuno. Noi a cercar’i funghi ‘n ce siamo stati, dà retta…

Alle 9,10 in punto eravamo di nuovo a casa, stanchi e delusi come mai prima.

Sul portone condominiale incontriamo la Marisa de Santino che ce fa:

– Buongiorno! Com’è che stamani siete usciti così presto?

– Siamo andati a fa’ du’ passi per tenesse in allenamento, Marisa…

Mentre ci avviavamo all’ascensore la Marisa sussurrava sull’uscio:

– Sie, du’ passi… e lo so io vai…

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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