Sgarbi ha la memoria corta

Quei murales non sono opere irripetibili e neanche opere monumentali da preservare.
Vittorio Sgarbi dice al Corriere di Arezzo questo e altro sui graffiti di via Garibaldi che ricordano il giorno più tragico per Arezzo, quello della sua distruzione con 86 tonnellate di bombe lanciate da una trentina di Fortezze volanti americane.
Una da mille libbre esplose lì aprendo un cratere da anni riadattato a parcheggio nel vuoto circondato dai muri sui quali gli artisti di Icastica hanno spruzzato i colori della memoria.
Il grande critico d’arte, che a Milano come ex assessore alla cultura nessuno ricorda, definisce, i murales “di media qualità”.

E se lo dice un grande critico d’arte come lui, deve essere anche vero che alcuni dei più famosi autori di street art hanno lasciato sui muri di via Garibaldi “opere di media qualità”.
Che non siano opere irripetibili ogni aretino spera, invece, che non sia vero e fa gli scongiuri: speriamo che siano irripetibili da qui all’eternità.
Ci mancherebbe solo che fra qualche secolo ad Arezzo si debba ripetere un murales dove è caduta di nuovo una bomba.

Sgarbi sa tutto dell’arte, ma sa poco delle 86 tonnellate di bombe da mille libbre ciascuna piovute su Arezzo il 15 gennaio del 1944: quando viene ad Arezzo a celebrarne le opere d’arte, non sarebbe male che ci venisse conoscendo anche il suo patrimonio umano e il suo contributo di sangue versato nella liberazione dal nazifascismo.
Eviterebbe almeno di dire che quei murales, che ricordano l’ultima ferita della città distrutta, compresi i morti sotto le bombe del 44, non sono neppure “opere monumentali da preservare”.

Non saranno monumentali, ma sono opere della memoria: e la memoria va preservata almeno quanto le opere d’arte, e pure non meno di quelle monumentali.
E’ anche grazie ai murales di Icastica che si preserva la memoria del sacrificio di una città dilaniata dalle bombe. Quella degli aretini davanti ai murales si preserva e si allunga.
Basta passare da via Garibaldi e la memoria può allungarla anche chi non è aretino e chi ce l’ha troppo corta.

1 COMMENTO

  1. «Ricordare il passato può dare origine ad intuizioni pericolose e la società stabilita
    sembra temere i contenuti sovversivi della memoria» (Herbert Marcuse)

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