Ghinelli peggio delle bombe del ‘44

Il 15 gennaio del 1944 era di sabato.
Il giorno più tragico per Arezzo, semideserta e occupata dai tedeschi.
Poco dopo mezzogiorno, ventinove fortezze volanti americane, quadrimotori Boing decollati due ore prima da Foggia sotto scorta di numerosi caccia bimotori, arrivarono sul cielo sopra la città e da seimila metri di altezza scaricarono 85 tonnellate di bombe da mille libbre ciascuna.
Mezza città distrutta.
Si salvò la torre della Pieve, solo perché, come ricorda Enzo Droandi nel suo libro “Arezzo distrutta 1943_ 1944”, una delle bombe da mille libbre si infilò nel tombino in ghisa e pietra davanti alla chiesa e restò miracolosamente inesplosa.

Quando suonò il campano della torre del Comune per il cessato allarme si contarono anche i morti, quasi tutti in San Niccolò, dove nessuno immaginava che arrivassero le bombe.
Ne arrivò una, sempre mille libbre, anche in via Garibaldi davanti a Piazza del Popolo.
E per capirlo non c’è neppure bisogno di ricorrere alla dettagliata ricostruzione storica di Droandi: il cratere aperto dalla bomba è ancora lì, con uno slargo adibito a parcheggio.
La sola che non l’ha capito è Lucia Tanti, assessore comunale, che ha definito “fuori dal contesto” i murales dipinti sulle pareti che circoscrivono l’ultima ferita del gennaio 1944 in ricordo del giorno più tragico per Arezzo.

I muri imbrattati non le piacciano, soprattutto se sono di Icastica. “Se fosse per me li cancellerei”.
Il sindaco Ghinelli era d’accordo solo in parte: lui avrebbe lasciato almeno quello a colori più tenui e più verista, con un soldato che spara alla colomba della pace.
Lui è aretino, lo sa che lì c’è l’ultimo ricordo del giorno più tragico e che i murales sono nel contesto giusto. Finora però non aveva mai definito arte quella dei murales lasciati per Icastica dai più famosi streets artists del mondo.

Ora pare che invece si sia convertito all’arte degli artisti dei murales.
Solo che se c’è da entrare con l’auto nel parcheggio della ex Cadorna, lui i murales non li cancella, li abbatte insieme ai muri. “Non ci fermeremo – ha detto- .davanti ad un’opera d’arte”.
Peggio delle bombe del ’44: una da mille libbre si fermò davanti ad un’opera d’arte.
Pensò bene di infilarsi nel tombino per non esplodere sulla torre di un capolavoro dell’architettura romanica.

1 COMMENTO

  1. Il murales di piazza del Popolo è un muro sul quale è stata eseguita un’opera pittorica, restando oggetto “fisico”? Si potrebbe andare oltre passandoci attraverso.
    Se invece – come detto dal Sindaco – si tratta di un’opera d’arte, il muro è diventato un oggetto “estetico”, e non fermarcisi davanti ma soprattutto bucarlo assumerebbe il valore di un gesto complesso e gravido di significato.
    Immaginando che Alessandro Ghinelli sia un artista, potrebbe dirsi che, nel compiere un tale gesto, sarebbe chiaro il rimando a un “buco” di Lucio Fontana: «Io buco la tela e da lì entro nell’infinito».

LASCIA UNA RISPOSTA