Balla coi…lupi

Ad Arezzo la discoteca piace a tanti, ma se dopo i 25 anni diventa una cosa anacronistica, c’è chi resiste e sfida l’evidenza.
Andare in pista dopo una certa età, a mia opinione, diventa qusi ridicolo, specie se sei l’unico quarantenne in mezzo ai rgazzini.
Invece i fatti raccontano un altra storia.

Negli ultimi anni, sia maschi che femmine ben oltre la quarantina hanno ripreso a frequentare la disco, ma non quelle a loro dedicate, bensì quelle tipiche dei più giovani.
In un illusione di eterna giovinezza questi “over” aretini si vestono e si tirano a lustro copiando l’abbigliamento dei ventenni, in modo allucinante.

Donne sulla cinquantina in minigonna e abiti super attillati/scollati vorrebbero imitare e surclassare la “carne fresca” di 18, ma il risultato al 90% è grottesco.
Non parliamo poi del quarantacinquenne con panzetta e stempiatura in camicina bianca attillata e jeans stretto.
Ma il bello è che questi soggetti, di entrambi i sessi, si trasformano in lupi, o meglio squali, dandosi al cuccaggio selvaggio con i ventenni.
Milfone di 50 che tampinano i venticinquenni, in modo diretto e spudorato, marpioni di 50 che ci provano con ragazze dell’età delle figlie.

Squallido.
Squallido ma reale, triste evidenza del fallimento di persone mature che, a quell’età, dovrebbero essere più mature ed equilibrate.
Divorziate e separate (idem per i maschi) in frenesia totale per una serata di sesso, disposti a tutto.
Si narra di panterone che mettono in tasca agli aitanti buttafuori biglietti col numero e specifica di cosa gli farebbero, roba da kamasutra di Rocco Siffredi.
Non paghi di questo, basta andare poi sui profili social di questi elementi, e scatta il tripudio di selfie in intimo, pose ammicanti, reportage fotografici di serata a sbocciare ai tavoli coi ragazzini.

Ognuno fa quello che vuole, se si è maggiorenni e consenzienti, ma queste cose sono sintomi di degrado emotivo, di disagio sociale, in fondo di una vita vuota e insulsa.
Lasciamo le disco a chi si affaccia alla vita adulta, a cinquanta c’è altro modo per divertirsi.

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Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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