Speciale Giostra – Scortecci e il conflitto di interessi

A noi non importa sapere se sia gay o meno, ma che il presidente dell’Istituzione Giostra si baci in bocca con il rettore del quartiere di Porta Santo Spirito mentre il proprio figlio colleziona cinque (l’ultimo l’ha mancato per necessità) uno dietro l’altro non ci piace.
In parole povere saremmo dell’idea che il capo dell’Istituzione Giostra sia un po’ più neutrale di quanto non sia oggi.
Aveva dato le dimissioni, ma il sindaco ha pensato male di chiedergli di restare…
Mi sorge un dubbio: in comune sanno cosa sia il conflitto di interessi?

CONDIVIDI
PrecedenteRenzi ad Arezzo scatena l’entusiasmo dei risparmiatori di Bancaetruria
SuccessivoQuousque tandem, abutere Renzi,. . .
Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

3 COMMENTI

  1. Il conflitto di interessi non è dato dalla Presidenza del CDA dell’Istituzione affidata a Franco Scortecci, le cui simpatie per Porta Santo Spirito, a prescindere dal figlio giostratore di quel Quartiere, erano e sono sempre state note a tutti e, a mio avviso, sono questione più di apparenza che di sostanza (anche se forse un po’ piu’ di discrezione non avrebbe certo guastato). Il vero conflitto di interessi e’ la presenza quali componenti del CDA dei Rettori dei Quartieri, che in tal modo sono controllori e al tempo stesso controllati.
    Nel 1998, l’allora Sindaco Ricci nominò una Commissione composta dal compianto Paolo Bucciarelli Ducci, dall’Avv. Raffaello Giorgetti e dal sottoscritto, che giunse alla stesura di una bozza di Statuto dell’Istituzione, la quale prevedeva un Organo Amministrativo e di indirizzo (il CDA) composto, come ora, da cinque membri nominati dal Consiglio Comunale al di fuori dei Quartieri e con la presenza di un solo Rettore a rotazione, e, a latere, un Organo Tecnico, composto dai restanti Rettori e dai Capitani dei Quartieri, il cui parere avrebbe dovuto essere obbligatoriamente consultivo, ma non vincolante.
    La bozza venne inviata al Sindaco nel febbraio 1999 e li rimase insabbiata, anche a causa della elezione della nuova Amministrazione Comunale, fino a che alcuni anni dopo venne riesumata e in parte modificata da alcuni Consiglieri Comunali, ma mai portata in discussione per l’opposizione dei Rettori, che avrebbero visto notevolmente ridotti i loro poteri.

  2. «Il ‘governo’ della festa è dall’inizio dell’Ottocento gelosa prerogativa dell’amministrazione comunale […] La Comunità ha in carico il palio di agosto dal 1802, dal 1836 quello di luglio [in nota]» (Aurora Savelli – “Palio, contrade, istituzioni. Costruire un modello di festa civica (Siena 1945-1955)” – in: “Toscana rituale Feste civiche e politica dal secondo dopoguerra” – Pacini editore, Pisa, 2010 – pag. 31). Ma la realtà senese, essendo ‘difficile’, è spesso vista da noi aretini con poca simpatia. Andiamo dunque a: Castel del Piano! «Oggi le contrade sono state codificate nello statuto del Comune di Castel del Piano, secondo la legge 18 agosto 2000, n.267, all’art. 2 del Titolo 1 (Principi generali e programmatici), Territorio, gonfalone, stemma, vessilli e contrade, che recita al comma 6: «Il territorio comunale è diviso in contrade. Esse sono […]». Se per correre il palio è necessaria la presenza delle contrade, il riconoscimento ufficiale da parte del Comune della loro esistenza significa garantire il futuro della corsa. A Castel del Piano vi è la convinzione che il processo di simbiosi tra Comune, Palio e contrade renda impensabile che un cambio di amministrazione possa mettere in dubbio l’organizzazione del Palio […]» (Simonetta Michelotti – “«Eravamo un gruppo di benpensanti»: il Palio di Castel del Piano dall’origine nel 1967 al 1990” – in: “Toscana rituale …” cit., pag. 239). E ad Arezzo? La Giostra è un ‘prodotto’ turistico: avanti e dopoguerra… Ma nel testo citato (pag. 125 e segg.: Luca Berti “La Giostra del Saracino di Arezzo fra istituzioni locali, ENAL e Società di Quartiere (1948-1978)”) si può rilevare qualche istanza acché il Comune ne diventi l’organizzatore, come sostanzialmente poi è avvenuto nel 1979 con la scomparsa dell’ENAL. S’avanzano e si esauriscono i decenni finché, da vent’anni ai giorni nostri, la Giostra è finita nel calderone delle politiche turistiche comunali; dallo scorso anno insieme a «Back in Time»… Dunque? Il Comune e i Quartieri – unicamente – dovrebbero avere «in carico» la Giostra del Saracino quale unica realtà aretina di una festa rievocativa e agonistica a partecipazione popolare.

LASCIA UNA RISPOSTA