Quando la Giostra…non gira

A fianco dell’entrata del Comune, da qualche tempo è stato piazzato un pannello (doppio con la stessa immagine), che pubblicizza una mostra inerente la Giostra del Saracino.
Tutto bene, se non che…il pannello è un vero obbrobrio.
Lo sfondo è verde gabinetto pubblico anni 70, su cui alcune scritte sbiadite in bianco, che si leggono a fatica, contrastano con quelle amaranto sotto, i cui caratteri stridono tra loro per accostamento.
Non parliamo poi dell’immagine centrale, che sembra del colore schizzato a casaccio su un fondo bianchiccio insulso.
A sinistra gli scudetti dei quartieri e del Comune, insieme a tre cavalieri stilizzati, sembrano incollati tipo figurine dei calciatori, già mezzi sbiaditi.
L’insieme, se già i particolari sono pessimi, se possbile è anche peggio.
Nel 2017 un Comune dovrebbe avere un minimo di risorse per pagare un grafico professionista che possa realizzare un pannello accattivante e adatto, piuttosto che presentare una ciofeca simile.
Complimenti a chi l’ha studiato, forse l’idea surrealista e dadaista che l’ha partorito è nata prima del proibizionismo alcolico di Ghinelli.

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Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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