Arezzo come Chicago anni 30: c’è anche Al Capone

E se Al Capone, come Hitler, e come la Guerrina, fosse ancora vivo? Da due giorni è il dubbio che più assilla gli aretini: è da quando il sindaco Ghinelli ha annunciato un mese di proibizionismo degli alcolici che gli aretini viaggiano per strada con la paura di incontrare un’auto con targa americana anni trenta e con i mitra fuori dai finestrini.
Dentro Al Capone, quello vero non Robert De Niro, il re del proibizionismo.

Certo Arezzo non è Chicago, ma ad Al Capone va bene tutto quando c’è una città dove è proibito bere. Come Arezzo, dove il sindaco Ghinelli metterà sulla porta delle rivendite di birra, alcolici e superalcolici o dei bar dei cicchetti, il cartello che impone a baristi il divieto di somministrare alcolici dall’1 alle sette del mattino e a baristi e commercianti la vendita per asporto dalle 21 alle 7.
Guai seri anche per chi viene colto per strada dalle 19 alle 7 del mattino con un bicchiere o una bottiglia in mano Movida sì, ma con la gazzosa.

Anche se Al Capone non si facesse vivo, c’è tempo almeno un mese per girare un film ad Arezzo invece che a Chicago anni 30. Passati trenta giorni, si fa il consuntivo: se i baristi aretini hanno venduto di meno, vuol dire che il proibizionismo è riuscito.
Se poi i baristi dei comuni vicini hanno triplicato gli incassi, allora vuol dire che ad Al Capone Arezzo sta un po’ troppo stretta.
O torna a Chicago o mette lui il divieto di somministrazione in tutti i comuni.

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