Scusi deputato, lei non è onorevole!

A questo punto non conviene più fare il deputato.
Dopo l’abolizione dei vitalizi, la pensione in base ai contributi, la cancellazione dell’ autorizzazione a procedere, ci mancava anche che sul Sole 24 Ore un docente universitario esperto di diritto come Paolo Armaroli lanciasse l’idea di non chiamare più onorevoli i deputati.

A dir il vero i deputati grillini ci hanno pensato da sé: loro non si fanno chiamare onorevoli ma cittadini portavoce.
Di chi non si sa, dice Armaroli, visto che non sono stati eletti ma nominati.
Ma con questa logica, visto che deputare in italiano vuol dire assegnare un compito, nessuno di quelli che sono alla Camera, tutti nominati e non eletti, può dire da quanti cittadini è stato deputato. Comunque passi per il deputato, ma anche onorevole, dice Armaroli, è forse ora di farne a meno.

A dir il vero l’ora di andarci con i piedi di piombo nel definire onorevole tutti quelli che sono alla Camera è passata da tempo. Brava Irene Pivetti che, da presidente della Camera, chiamò per prima i colleghi “deputato”, seguito dal cognome. Anche Bertinotti si rivolse alle “signore deputate” e “signori deputati”.

In Francia i componenti dell’assemblea nazionale vengono chiamati Monsieur o Madame, sempre seguiti dal cognome.
Fa eccezione la Camera dei Comuni britannica dove si usa chiamarsi “Honourable members”.
Ma in Inghilterra gli onorevoli vengono almeno eletti, e poi forse chiamarsi onorevole non è sempre fuori luogo come in Italia.
Chi ha capito tutto è un deputato, vero cittadino italiano, Antonio Mazzocchi, che due anni fa ha scritto un libro con il titolo: “Onorevole? No grazie, avvocato”.
Pare che da quel giorno abbia triplicato i clienti.

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