Il vescovo Fontana e quel vicario ingombrante

Tutto è successo per San Donato.
Ma tutto covava da tempo.
E tutto quello che è successo con le nomine e i trasferimenti di parroci e viceparroci, comunicati ai fedeli dall’arcivescovo Fontana alla fine della messa pontificale, è passato sotto silenzio di fronte alla vicenda di don Daniele Leoni, il giovane parroco top gun di San Domenico spostato contro la volontà dei parrocchiani a Pozzo della Chiana.
“C’è sempre una ragione dietro a un trasferimento – ha premesso Fontana – ma non sempre si può rendere nota”.

Sotto silenzio è passato anche il cambio ai massimi livelli diocesani: lascia dopo quindici anni il vescovo vicario Giovacchino Dallara e viene sostituito da Fabrizio Vantini.
In questo caso Fontana, la ragione l’ha resa nota: leggendo la lettera che gli ha inviato Dallara al compimento dei suoi ottanta anni. Una lettera commovente con la quale Dallara annunciava le sue dimissioni.
Dallara era tra i tanti sacerdoti che concelebravano la messa pontificale.
Chissà che provava mentre Fontana leggeva le sue parole.
E chissà perché, visto che da uomo oltre che sacerdote colto la parola non gli manca, ha lasciato che il suo addio ai fedeli venisse dalla voce di Fontana e che dalla sua uscisse neanche una parola!

E’ vero che Giovacchino Dallara ha svolto per 15 anni il ruolo di vescovo vicario generale senza mai salire in cattedra, ma i fedeli questa volta almeno per il suo addio l’avrebbero visto volentieri al microfono del vescovo. Dalla sua voce le parole lette da Fontana, come se Dallara fosse lontano da Arezzo, prima ancora di uscire dalla cattedrale, sarebbero state di certo più convincenti.
Perché, sarà anche che non sempre le ragioni si possono rendere note, ma quelle dell’età rese note nella lettera letta dal vescovo, hanno ancora più convinto i fedeli che di ragioni ce ne sono altre che non si possono rendere note.

E chi è stato sempre più vicino alle dinamiche della diocesi, non aveva e non ha neppure bisogno che vengano rese note.
Non lo dice in giro, ma lo sa: che da quando Dallara non è più vescovo vicario di Gualtiero Bassetti, oggi cardinale e presidente della Cei, non poteva salire in cattedra neanche se avesse voluto o fosse stato necessario.
Non ci è salito neanche per festeggiare con i suoi fedeli gli ottanta anni.
Quelli servono solo per cambiare il vescovo vicario.

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Campano a martello
Niente paura: il campano di Palazzo Cavallo ha suonato a martello una volta sola, e per sbaglio. Successe il 16 luglio 1944 quando per festeggiare la liberazione di Arezzo, chi salì sulla torre, era troppo felice per pensare ai significati dei rintocchi. Bastava che il campano tornasse a suonare. Anche ora il campano vuol suonare come quel giorno di festa: agli aretini di allora bastò che suonasse, non importa se a martello, per sentirsi finalmente liberi. Perché non dovrebbe bastare anche agli aretini di oggi che suoni a martello anche per sbaglio, purchè risvegli la città dal sonno e festeggi una nuova conquista di libertà?

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