Standing ovation per don Daniele trasferito. Dallara, vescovo vicario, sostituito.

Dulcis in fundo.
Alla fine della messa pontificale per San Donato l’arcivescovo Fontana dà la benedizione: quella ai fedeli l’aveva già data durante la messa.
Alla fine l’ha data a tutti i parroci trasferiti e perfino al vescovo vicario Giovacchino Dallara, vice di Bassetti e fino a ieri di Fontana.
Le ragioni dei trasferimenti? “Una ragione c’è sempre – dice Fontana dall’altare – ma non sempre si può rendere nota”.

Un’idea se la sono fatta i giovani fans di don Daniele Leoni, parroco di San Domenico che ieri ha saputo la sua nuova destinazione: Pozzo della Chiana. Non sono servite le lettere di protesta dei parrocchiani per impedire il trasferimento del giovane sacerdote, che ha scoperto la vocazione dopo aver pilotato gli elicotteri in zone di guerra.

Se avesse saputo che anche a San Domenico c’era da fare il top gun avrebbe portato almeno un elicottero per volare sopra una zona dove la pace ha dominato anche quando i soldati di Hitler erano padroni della città: e non si azzardavano a violare le porte della Repubblica di San Domenico, dove governava Padre Raimondo Caprara.
Certo Don Daniele, per quanto abituato alle zone di guerra, non è il più grande domenicano che abbia mai messo piede ad Arezzo.

Ma dopo aver ricevuto il benservito dall’arcivescovo, sul sagrato del Duomo lo hanno atteso tanti giovani ormai ex parrocchiani per una standing ovation che in confronto quella fatta al Bernabeu a Cristiano Ronaldo per la Champions è una festicciola.
Un applauso commosso in Duomo i fedeli l’hanno fatto anche a Giovacchino Dallara, appena l’arcivescovo ha finito di leggere la lettera a lui indirizzata per comunicargli le dimissioni da vescovo vicario.

Quindici anni al fianco di due vescovi, quando per cultura non solo religiosa, per capacità di rapportarsi con tutte le componenti della città, ha dimostrato, senza mai esibirle, doti degne di un principe della Chiesa.
Le ragioni della sostituzione, nel suo caso, era fin troppo facile spiegarle ai fedeli: Dallara ha ormai superato gli ottanta anni.

Nessuno ha avuto niente da obiettare: quello di ieri era un giorno di festa, il giorno di San Donato, primo vescovo aretino.
Perché rovinarla andando alla ricerca di motivi che- come ha detto l’arcivescovo – non sempre si possono rendere noti?