Lo ius soli per diventare aretini nel mille trecento

Ius soli sì. Ius soli no.
Nel 2017 in Italia si litiga su come, quando e se può diventare cittadino italiano un immigrato nato in Italia. Settecento anni fa ad Arezzo la questione della cittadinanza si risolveva senza tante storie.
A risolverla ci pensava lo Statuto del Comune di Arezzo del 1327.
Per capire come basta leggere il capitolo 48 del secondo libro dello statuto ripubblicato qualche anno fa con una bella copertina da Alberti editore e tradotto, per meglio capirlo, da Attilio Droandi.

Poche chiacchiere con i capitoli sul come fare nuovi cittadini.
Per cominciare- dice lo Statuto – ogni cittadino forestiero che non abbia origine nella città o nel contado o nelle cortine di Arezzo, che vorrà diventare nuovo cittadino e godere del beneficio dei cittadini aretini, lo potrà ottenere con questo modo e questa procedura: dovrà edificare e fare nella città di Arezzo una casa nuova, buona e adatta, murata a calce, con muri collaterali, del valore e della stima di almeno 300 lire, in qualunque piazza o terreno dove non ci sia altra casa o in qualunque caseggiato dove una volta c’era una casa che ora sia completamente distrutta.

Chi fa queste cose deve godere dei benefici della città di Arezzo dei quali godono i cittadini antichi, dal giorno in cui comincia a costruire la predetta casa finchè la compia dentro un anno da quel momento, tanto che la possa abitare e la abiti, altrimenti non può godere dei sopraddetti benefici.
Facendo effettivamente le cose predette, il forestiero deve avere l’immunità da tutti i dazi, e da tutte le imposizioni pecuniarie e da tutti gli altri oneri reali e personali, fuorchè per le gabelle indette e da indire dal comune di Arezzo per lo spazio di dieci anni.

Costui deve promettere al Comune di Arezzo e giurare che sarà in perpetuo cittadino di Arezzo e dopo quel tempo di dieci anni deve essere tenuto a fare e subire tutte le obbligazioni reali e personali, come e quando lo fanno gli altri cittadini aretini.
Per l’osservanza delle cose predette, deve obbligare se stesso e i suoi beni, specialmente la suddetta casa, la quale anche, ipso iure, dev’essere tacitamente di garanzia per le cose predette verso il Comune.

Insomma, Arezzo insegna da millenni su tutto.
E tutti possono diventare italiani, purchè edifichino e facciano nelle città una casa nuova, buona e adatta, murata a calce, con muri collaterali, del valore e della stima di almeno trecento lire.
Sarà d’accordo anche Salvini.
Intanto si legga lo Statuto del comune di Arezzo del 1327.

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