Unione Europea, il Quarto Reich

Qualche giorno fa sbarcarono dodicimila migranti sulle coste italiane, tanti altri sono stati sbarcati sulle nostre coste da navi non Italiane.
Alle minacce del governo di Roma all’Unione europea (“Chiuderemo i porti alle navi non battenti bandiera italiana“), oggi è arrivata una risposta,ovviamente solo verbale.
Fatti concreti, al momento, neanche l’ombra.

Testualmente dice il presidente del Commissione europea Jean Claude Juncker, nella conferenza stampa al termine del vertice preparatorio del G20 a Berlino.
“Da molto tempo siamo convinti che non possiamo abbandonare né l’Italia né la Grecia. Insieme dobbiamo compiere sforzi per sostenere queste due nazioni che sono eroiche”.
Belle parole, vuote come la scatola di tonno dopo la cena.
Che cosa resta a fare l’Italia all’interno dell’Unione Europea, cosa spinge masochisticamente i nostri politici e governanti a chinare il capo di fronte a stati egemoni, come Francia e Germania, che dettano l’agenda al nostro stato, che dovrebbe essere sovrano ?

LA UE è il Quarto Reich, è una dittatura politico – economica, che al posto di campi di concentramento e rastrellamenti utilizza altre armi contro di noi, come la pressione politica coatta, l’indebolimento della sovranità monetaria, un cambio dell’Euro già in partenza atto a consolidare l’economia tedesca e svantaggiare il Sud Europa, Italia in testa.
Restare in questa Europa significa fare il cameriere alla Merkel e a Macron, riempirci il suolo di immigrati africani, ingestibili per mille ragioni, che se tentassero di valicare i confini verrebbero rispediti in Italia a fucilate.

L’Italia è oggi cornuta e mazziata, ma resta nella UE, si inchina alla nuova svastica, la bandiera azzurra con le stelle gialle.
la storia sembra non avere insegnato nulla, oppure i politici sono ben consci di tutto ma stando nelle torri di avorio se ne fottono dei cittadini.

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Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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