La montagna partorisce il topolino

Ad Arezzo la stampa locale, di cielo di terra e di mare, sembra parecchio disattendere la missione tutta anglosassone per cui il giornalista deve essere il “watch dog”, il cane da guardia del potere, per diventare in molti casi piuttosto il barboncino da salotto dei vari poteri, più o meno forti, cittadini.
Per riempire i palinsesti e le pagine, esaurite le veline e le compiacenze, a tanti poveri produttori di notizie non resta che dedicarsi ad argomenti di assoluta irrilevanza contenutistica, tra cui di moda ultimanente montare casi mediatici dal nulla.

Ed ecco che fatti assolutamente trascurabili, oppure cose accadute una sola volta, diventano seriali, diventano problemoni incredibili, diventano argomenti da dibattere in maniera massiccia, spesso con toni allarmistici.
Esempi concreti e recenti: le lanterne cinesi dei vari eventi, diventano piaga incredibile, a detta di scrivani solerti, tanto da invadere in modo dannoso intere zone della città, danneggiare alberi, attentare alla vita degli animali.

Nella realtà: ritrovata UNA lanterna in zona Giotto sopra un albero.
La pesca indiscriminata col retino di tartarughe e pesci a Villa Severi, orde di bracconieri che deprederebbero la fontana di migliaia di poveri esemplari, mettendo a rischio l’ecosistema cittadino.

Nella realtà: UNA famigliola ha pescato delle tartarughe da una fontana.
Allarmi allarmi, le fontane di Arezzo sono tutte secche, come potremo vivere ora?
Grave problema, da arrovellarsi il cervello.
Nella realtà: si vive benissimo lo stesso senza alcuna ripercussione nella quotidianità.

Ed ecco poi che sui social orde di aretini imbecilli ingigantiscono le notizie di cui sopra, parlano, straparlano, pontificano con la pancia (per non dire di altre parti del corpo) e non con la testa, alimentando le notizione lette, viste e ascoltate sui vari media locali, alimentando polemiche sterili e da imbecilli.
Non ci giunge conferma invece di inchieste ficcanti, di rivelazioni scottanti, di scoop memorabili circa le porcate che si attuano in città da parte di potenti e lacchè dei potenti, di magheggi che nascono in alcuni uffici e sedi di partiti / industrie / istituzioni, su quelli, che tanti conoscono, cala il solito pietoso velo o il muro di gomma.

Si chiede a chi fa informazione ad Arezzo di informare veramente, di essere più onesto intellettualmente, di evitare clickbait e fake news, di non fare di un topolino una montagna.
Qualcuno è all’altezza di questo compito e si vede, altri preferiscono boriosamente ostentare lo status di “giornalista” con la gente comune continuando a chinare la testa col potente di turno.
E fu così che la montagna partorì il topolino.

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