Ma se ci fosse ancora, Ivan Bruschi donerebbe la sua casa museo a Ubi Banca?

Ora di BancaEtruria non c’è rimata neppure più l’insegna nella sua ex sede direzionale di via Calamandrei.
Chi arriva dall’autostrada ne vede una nuova che si staglia sulla facciata del palazzo una volta di BancaEtruria, ora di Ubi Banca.
Fa male alla vista e anche al cuore vedere “The end” su una storia che bene o male dal 1882 è sempre appartenuta alla città.
Ora non resta che una illusione: che in via Calamandrei Ubi Banca insedi il centro direzionale di tutte le sue attività nell’Italia centrale.
Appunto un’illusione, con la quale c’è chi vuol consolarsi di un disastro che ha cancellato fin dalle fondamenta la banca fondata dagli aretini, cresciuta con gli aretini e che ha aiutato Arezzo a diventare la prima città industriale della Toscana.

Invece che cullarsi sulle illusioni che Ubi Banca porti ad Arezzo uno dei suoi centri direzionali, sarebbe meglio preoccuparsi che non porti a Bergamo tutto quello che ha trovato dentro BancaEtruria: la sua quadreria, ma soprattutto la Casa Museo Ivan Bruschi, restaurata, tra tanti disastri, da BancaEtruria solo tre anni fa.
Per fortuna il grande antiquario era lungimirante: quando lasciò la sua Casa Museo in amministrazione perpetua a BancaEtruria, mise un vincolo pertinenziale a tutti i capolavori che contiene: come dire che da lì non si spostano neanche per essere portati a Bergamo.

Allora sembrava solo una precauzione a tutela della banca aretina e della storia di Arezzo.
Ma se, invece di un sospetto, avesse avuto la certezza che un giorno BancaEtruria sarebbe finita nelle mani di una banca di Bergamo, avrebbe mai lasciato a BancaEtruria l’amministrazione in perpetuo della sua Casa Museo?
Forse sì, forse no, certo che prima avrebbe acquistato per la sua casa museo tutte le collezioni d’arte antica del comune di Bergamo.
Dei Celti, dei Longobardi, da far vedere ai bergamaschi.

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