Il diavèlo veste Prada ?

Se ad Arezzo una cosa è certa è questa: la moda è una religione e pure integralista.
Come in  tutte le città di provincia, quindi dalla mentalità provinciale, per molti aretini apparire è fondamentale, il giudizo altrui a parole dice di non contare, ma nei fatti è il contrario.
Sopratutto le donne aretine sono fissate con la moda, abiti scarpe e borse sono uno dei punti fissi della loro esistenza.

A parte la mangiata del sabato, uno dei cardini è quello di spendere e spandere per i vestiti, specie se firmati, ma alla peggio anche taroccati, basta che l’etichetta si veda.
C’è stato un periodo che in città si vedevano più borse di Prada che stelle in cielo, possibile che esse erano tutte vere e costose ? No, affatto.
Ovviamente la maggior parte erano taroccate, ma le signore con nonchalance le esibivano fiere nel passeggio del sabato pomeriggio del Corso.

Le nostre aretine entrano nei negozi di abbigliamento con addosso vestiti nuovissimi e ne escono con altri vestiti ancora più nuovi, basta che rispecchiano l’ultima moda.
Vita alta ? tutte a vita alta, scarpe a punta ?
Tutte a punta, se la moda imponesse di girare a culo ignudo sarebbe un tripudio di chiappone in bella vista in  tempo zero.
Farsi vedere e forse sperare di suscitare invidia nelle altre donne è sempre stato ad Arezzo uno sport assai praticato, esente da crisi e mai passato di moda, appunto.
Nei discorsi captati in giro dalle aretine, spessissimo il tema è quello degli acquisti di vestiario, oltre ad altre futili amenità su trucchi e borse.

Trasversale ad ogni età, le nostre concittadine si spendono quasi tutto in tessuti e scarpe, quasi a colmare un vuoto che hanno dentro esibendo altro fuori.
Diceva un saggio: “se hai bisogno di un nome addosso, significa che il tuo non vale nulla”.
Non si tratta di girare sciatti, ovviamente, ma di stigmatizzare un eccesso che è palesemente segno di frivolezza e superficialità eccessiva.

I tour ai vari outlet, pianificati come la marcia su Roma sono poi esaltati come trofei da mostrare alle altre malcapitate che non hanno partecipato.
Sicuramente il diavèlo ha scelto bene la sua sede, conscio che un pubblico così vasto e devoto difficilmente lo troverà altrove.

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Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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