Bigamo in Bulgaria noto ex imprenditore aretino impresario di negozi e tre matrimoni

Ha tirato un lungo sospiro di sollievo quando l’equivoco a monte è affiorato in bella evidenza.
Ma prima ha patito un’antipatica odissea.
Chiamato a spiegare come mai egli è un ex imprenditore aretino. Già impresario di negozi nel suo paese natio.
Ma, in un certo senso, è anche impresario di nozze nel suo nuovo Paese di residenza.
La Bulgaria.
Là dove vive da 18 anni.
Ma ciononostante, di non avere avuto mai più di una moglie alla volta.
Delle tre, nella sua esistenza di sessantenne.
Italiana unicamente la prima.
Le altre, bulgare. Ma regolarmente divorziato e regolarmente sposato.
Tanto in Valtiberina sia a Sofia.

Per tirarsi fuori dagli impicci in cirillico – alfabeto della lingua bulgara – c’è voluto un certificato storico di residenza, rilasciatogli dall’ufficio anagrafe, cui era iscritto in Valtiberina. E meno male che il Comune non aveva cancellato neanche i tabulati datati, dice l’avvocato di qui, andato per conto dell’amico/cliente ad ottenere la prova del 9.
Poi il confronto faccia a faccia con un bulgara che lo indicava come il marito italiano. Un uomo da lei effettivamente sposato 15 anni prima e risposatosi senza essersi divorziato da lei.
Otto anni dopo le nozze.

Per uscire incensurato dall’accusa di bigamia – paventata dall’inaspettato caso in cui l’aveva coinvolto questa donna a lui sconosciuta – non sarebbe bastato, invece, il suo nome e cognome.

In quanto l’equivoco era nato giustappunto dall’omonimia.
Le stesse generalità di un connazionale di origine meridionale.
Come anche lui.
Ma più remota.
E, però, può capitare che anche se nasci nell’Aretino ti chiamano Ciro se la famiglia è del Sud.
E se hai un cognome tipicamente meridionale finisci per essere scambiato per un altro.
E questo può succedere, soprattutto, in Bulgaria.

Ambasciata e consolato chiamate in suo soccorso non hanno però dovuto occuparsi del caso.
E’ bastato l’intervento del suo ex Comune di residenza.
E stavolta che sia benedetta la burocrazia di una pubblica amministrazione che non aggiorna gli elenchi degli iscritti all’anagrafe.
Dopo 18 anni che non c’è più, c’era ancora.
E si è salvato da altri impicci in cirillico.

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