La Vita è Bella se non è Giostra del Saracino

Proprio è da non capire.
E almeno io non capisco.
So gnorante ma ho diritto anche io a ricevere una stilla di intelligenza.
Per cui vorrei sapere:

come mai edificano un brand su di una vecchia opera cinematografica, celebratissima pellicola  in celluloide shoahista (da Shoah) ed olocaustica (da Olocausto) quando gli scorci, turisticamente appetibili, del centro storico d’Arezzo,  figurano dumila volte meglio nella Giostra del Saracino che nel film da oscar di Benigni?

Meglio rappresentati dalla lizza che dal comico in sella e dalla di lui moglie in canna alla bicicletta.

Non mi capacito come mai attualmente nella nostra città:

La Vita è Bella se non è Giostra del Saracino.

Eppure la rievocazione storica medievale è la maggiore tradizione vissuta da noi.
E tuttavia, mai tanto in disparte, tenuta debitamente a lato, messa nell’angolo meno in vista come da questa amministrazione cittadina di destra in carica in Comune.

Non capacitando lo gnorante che è in me, sorge la domanda, a proposito di Giostra, in relazione al ri-spolveramento della pellicola benignana:

il Comune ha paura di cosa a veicolare nel mondo il corteggio storico e la disputa dei quattro Quartieri con il Re delle Indie?

Una ragione ci dev’essere e non può essere che Arezzo non figura in tutta la sua bellezza del centro storico, in una sola e una di numero fotografia saracinesca di quanto figura in tutta la durata del film in questione.

Eppure, l’Arezzo su cui il Comune va a costruire il brand dell’ appeal turistico è completamente assuefatta ad una famosa ma datata pellicola in cui la città è rappresentata da qualche panoramica.
Mai in campo largo ma montata in sala montaggio in modo tale che fossero i protagonisti del film, non Arezzo, a dominare la scena.

Sarà che a me Benigni e la su moglie non suscitarono interesse neppure quando la troupe era in città a girare questa storia che poi Hollywood avrebbe premiata con il massimo premio tributato dal mondo del cinematografo.
Sarà che la storia non mi ha mai suscitato granché.
Ma da farne l’arma segreta del rilancio turistico, ce ne passa!

Non dico che Benigni non calamiti.
I milioni che gli dà la Rai li calamita.

E se non ricordo male – io sono un grande gnorante e non appartengo alla crema intellettuale e della cultura nazionale della destra imperante e disperante ad Arezzo – il comico toscano calamitò anche il sindaco PD Fanfani.
Maestro dell’attuale primo cittadino (civico berlusconiano) Ghinelli.

Fanfani, infatti, si mise a recitare Dante ricalcando ad Arezzo la scena calcata a Firenze da Benigni declamante i canti della Divina Commedia.

Giacchè so gnorante ma non dico che La Vita è Bella sta nel dimenticatoio, dopo 20 anni di programmazione nelle sale cinematografiche e nel piccolo schermo televisivo, dico un’altra cosa.

Sapete cosa ci vorrebbe?

Come l’ex sindaco Fanfani diede spolvero alla perfomance dantesca di Benigni, imitandola di persona, ci vorrebbe che il buon Ghinelli montasse in canna il buon Comanducci e, in due sulla stessa bicicletta, si caracollassero giù dalla stessa discesa in Piazza Grande!

A vedere se è la volta buona!

Non dico ciò a cui sto pensando io che so gnorante.

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