Se dentro ce casca qualcuno credono che ce rimbalza o se sciagatta? Diventa più sano di un pesce o se trita ?

I giardini storici del Porcinai sono la zona Numero Uno del degrado della nostra città. Evabbene. Ardiciamolo.

Però non c’è da fasciasse il capo. Infatti:

contro la vecchiaia dei percorsi pedonali e dinanzi alla senilità in stato ingravescente delle aiole e delle piante ornamentali, c’è la cura di giovinezza e si chiama riqualificazione.

Contro la stanzialità di certi fenomeni non raccomandabili, a causa dei quali questi giardini oggigiorno si chiamano non storici del Porcinai ma moderni dello sbracamento e dei pusher, c’è la cura e si chiama installazione delle telecamere e nuova illuminazione.

Semmai, pessimisti c’è da esserlo a proposito d’altro. Ossia:

Il Comune ce l’ha una cura radicale per curare il Comune?

L’amministrazione in carica ce l’ha una cura da cavallo per curare l’amministrazione in carica?

Una cura da cavallo la richiede non una fantasia ma la richiede urgentemente una appariscente mancanza di precauzione, di ragionevole prudenza. La richiede:

lo stato di potenziale pericolo rappresentato dalle due grosse vasche delle fontane ornate dal facsmile della Chimera simbolo d’Arezzo.

fontana-porcinai-stazione2Tutte e due da tempo vuote, completamente asciutte, ma però senza l’ombra di neanche un parapetto. Di una qualunque protezione. Nonostante la profondità sia tale che se per disgrazia uno ci casca, si fa male!

O credono che se succede un infortunio, lo sfortunato ci rimbalza e non si sciagatta sul fondo di cemento? Come la profondità lascia temere che si sciagatterebbe ben bene se ci cascasse dentro?

Il perché la vasca, sia ai giardini sia l’omologa del lato opposto del terminal dei bus, è asciutta, prosciugata d’acqua e zampilli, si sa:

l’impianto di irrigazione non funziona e conseguentemente neanche giunge l’acqua per riempire la piscina e mettere in funzione lo zampillo come una volta.

Ma la problematica tecnica è una cosa. La problematica infortunistica è un’altra cosa. E questa cosasi chiama prevenzione!

Rappresenta un aspetto di rischio che, per quanto potenziale, è un pericolo incombente. Tale da non poter essere bellamente ignorato dalla pubblica amministrazione che, qui, dove c’è il degrado, si espone all’eventualità di incidente. Senza neanche poi potersi avvalere della scusante di un minimo di precauzione predisposta, appunto, allo scopo di evitare, per quanto possibile, qualunque infortunio. Evenienza sempre in agguato dietro l’angolo. Vuoi dettata dal caso. Incidente vuoi causato da uno scherzo, agevolato dall’incoscienza o provocato colposamente o determinato dal solito destino avverso.

Stiamo esagerando?

Arezzo stia serena, non accadrà niente?

Non vale la pena mettere mano ad una misura antinfortunistica, tanto la zona è da risistemare? Se qualcuno si fa male, chissenefrega?

Il Comune ha mai valutato il potenziale pericolo? O punta tutto sul culo!?

Fa affidamento sul culo che non possa accadere alcunché di paventabile in senso negativo, evidentemente. Oppure, ecco un’altra plausibile spiegazione, ha in mano qualche tecnica certezza di ordine ortopedico che se, puta caso, l’imponderabile dovesse succedere, chi ritrovano sul fondo, lo ritirano su in condizionie più sana e bella dei pesci rossi che prima sguazzavano in queste vasche piene d’acqua.

Basta così. Non insistiamo oltre. Che poi magari, dovesse accadere qualcosa, sono capaci di dire che siamo noi che se porta sfiga. Tanto a questi, come a quelli di prima, difficilmente li si convince.

 

 

 

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