Gli aretini sono i più provinciali d’Italia

Scriveva il Carducci che “basterebbe Arezzo a fare la gloria d’Italia”, ma se fosse vivo oggi e vedesse come si è ridotta la città, ritratterebbe tutto.

Arezzo ha la popolazione tra le più retrograde e provinciali d’Italia, basterebbe a chiunque soggiornarvi una settimana per rendersene conto, figuriamoci per chi ci vive tutti i giorni.
Cultura e attività culturali zero, interesse per esse pari a zero, immobilismo politico e amministrativo totale, apertura per l’innovazione e le nuove tecnologie bassissimo, arretratezza sociale e curiosità per il nuovo pari a zero.

Gli aretini si stanno sempre di più cristallizzando in un provincialismo da anni 60, refrattari in modo quasi patologico al nuovo, a ciò che viene da fuori, ai cambiamenti profondi della società.
La struttura sociale aretina è ferma al pettegolezzo da bottega, al piccolo clan famigliare, alla cerchia ristretta e di pochi e sempre uguali frequentazioni, un familismo amorale squallido e piccolo borghese.
Esiste poi un classismo subdolo ma coriaceo, dove le differenze di ceto sociale ancora contano, dove la struttura di potere economico e politico non è mai cambiata, sempre in mano ai soliti e noti oligarchi, che continuano e continueranno a governare ad eternam.

All’aretino medio basta la mangiata, comprare vestiti e scarpe firmate, la serata in discoteca e l’aperitivo se giovane, e poco più.
Arezzo non è mai stata particolarmente aperta, il carattere schivo e ringhioso da botoli ha creato una nomea da secoli, ma poco sembra essere cambiato.

Nonostante questo gli aretini si sentono superiori, fieri e guai a cercare di fare loro capire che il mondo è cambiato, a loro basta quello che avevano vent’anni fa e che deve essere uguale anche tra vent’anni.
Arezzo non sarà mai in cima alle classifiche delle città d’Italia per nulla, avendo perso anche il comparto orafo e delle bellezze di un passato glorioso, fatto di artisti e poeti, manca se ne cura.

A salvare Arezzo non è l’aretino, francamente accessorio mediocre, quanto una natura bellisiima, arte e vestigia storiche, un’enogastronomia di buon livello e ultimo un interesse turistico, nonostante le resistenze degli aretini, che si sta sviluppando.

Se l’aretino non vivesse in un contesto straordinario sarebbe al pari di chi sta in qualche città dormitorio del Nord Italia o della provincia più povera del Sud.
Ma tanto non se ne accorgerà mai.

9 COMMENTI

  1. La gioia nel leggere questo articolo è pari alla nascita dei miei figli , purtroppo come sottolinei alla fine, nessuno se ne accorgerà mai.

  2. Uno sproloquio tipo “chiacchiere da bar” senza alcun riferimento concreto a supporto delle tue tesi.Bha. Visto che hai capito tutto della società aretina, parla anche un po’ del degrado che attanaglia interi quartieri come Saione, dove un’immigrazione incontrollata e l’incapacità di investire sui giovani aretini hanno devastato l’intero tessuto sociale. Oppure l’immigrazione anomala che continuiamo a subire è tra i cambiamenti positivi a cui facevi riferimento??? Certo perché gli aretini sono provinciali, invece dalla Romania, dall’Albania, da Napoli, da Roma, dall’Africa, dall’India, dal Bangladesh e potrei continuare a lungo, vengono certi fior fiori di intellettuali…droga, prostituzione, discariche gestite dalla camorra in tutta la Toscana, ogni sorta di attività illecita…però il problena è il provincialismo dell’aretino.
    Eeeehhh…quanto sarà comodo per alcuni far facile ironia e passare da simpatici. Bravo, continua così fenomeno.

  3. Ti posso confermare che siamo orgogliosi della nostra città (Questo non lo vedo come un difetto ma come un pregio). Ci sono molteplici attività nella quale la città di arezzo investe e molte peraone partecipano. Mi sa che tu sei venuto per il saracino e pensavi veramente che arezzo fosse una città popolata da persone nel medioevo ma non è cosi.

  4. Tutto vero per davvero!
    Ed hai tralasciato le orge con i cani: l’ultima chicca di cui l’aretino può andar fiero. Che pena.

  5. Quanta verità! La nuova generazione è subentrata a quella fatta da cafoni arricchiti. Peccato che l’economia è in crisi e anche ad Arezzo il quattrino langue. Ergo, i nuovi aretini sono, in buona parte, cafoni, presuntuosi e basta. La comunità aretina è chiusa come poche altre ed è fatta in buona parte da massoni… ovviamente sarebbe sbagliato generalizzare ma avendo frequentato assiduamente la città di Arezzo, nella quale ho cari amici, posso dire che ci sono posti di gran lunga migliori.

    Saluti da Firenze

  6. parla pirla ma parla per te
    è vero che c’è una presenza rumorosa di ‘medi’ come li definisci, ma fanno rumore solo se li vuoi ascoltare. Pensa ai numeri, qualche centinaio di persone infiorettate a fare aperitivo non mi sembra che possano rappresentare una città, tanto meno una provincia. le persone in gamba ce ne sono, sono tante, non hanno bisogno di fare rumore. che te lo dico a fà

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