Falcetta nera/ l’ora della manutenzione si avvicina/ aspetta e spera

Falcetta nera, bella cittadinanza aretina/ della manutenzione dei marciapiedi e di siepi spartitraffico l’ora s’avvicina/quando il Gamurrini la smetterà di prendersela comoda con le richieste reiterate da te/ noi ti daremo un altro quartiere e un altro marciapiede da re/ Aspetta e spera, la manutenzione si avvicina/ bella cittadinanza aretina.

Decoro urbano…prima di tutto il decoro urbano… e giù ad insistere col decoro urbano. Lotta al degrado…prima di tutto la lotta al degrado… e giù ad insistere con lotta al degrado. Ma poi, se andiamo a vedere e c’andiamo a piedi, bisogna mettersi scarpe 4X4 o cingolate, altrimenti provare a camminare sui marciapiedi di Arezzo è come un avventuroso percorso trekking con i sandali infradito o scalzi.

Se poi si arriva in auto davanti ad una giungla come la fitta foresta amazzonica cresciuta fino quasi a coprire la siepe spartitraffico che sta a Porta Trento Trieste, bisogna avere nel bagagliaio almeno un machete, meglio ancora una scorta di diserbante da spruzzare tipo napalm, se si vuole vedere chi proviene dalla via principale. Oppure arrivarci con una vedetta sul tettuccio della macchina.

E cosa dire della piantagione germinata lungo gli orli dei marciapiedi, una vegetazione talmente lussureggiante che consentirebbe di imboscarsi facilmente in camporella, volendo fare sesso in macchina; oppure di realizzarvi una coltivazione idroponica fuori suolo di pomodori o, anche, di canapa indiana; tanto non c’è cane antidroga che tenga nella selva di erbacce germinata lungo i marciapiedi di Arezzo ai tempi di Ghinelli e del centrodestra.

Decoro urbano…prima di tutto il decoro urbano… e giù ad insistere col decoro urbano. Lotta al degrado…prima di tutto la lotta al degrado… e giù ad insistere con lotta al degrado. Ma, poi, se andiamo a vedere bisogna stare nello stato d’animo giusto per affrontare una passeggiata a ritroso, una camminata nel passato; un passato che ad Arezzo non passa mai, anche se cambiano le amministrazioni comunali, ma cambiano nominalmente, restando in pratica la stessa di prima, brava come prima a fare l’opposto di qualcosa che si chiama niente.

A dimostrazione che la mela non cade mai lontana dal melo, basti dire che la manutenzione fu affidata per anni ed anni al Dringoli, assessore PD, ma adesso è da un pezzo del civico Gamurrini; due che se li divide il campo politico non li divide il pessimo risultato della manutenzione e li assimila il gioco al rimando del rifacimento delle strade malandate dei marciapiedi disconnessi.

Con una aggravante.

Il Dringoli, perlomeno, non ci prendeva per i fondelli stando ogni volta a rimestare su ciò che il precessore aveva bellamente ignorato. D’accordo: il predecessore era lui stesso. Bella forza. Però, come la mettiamo con il Gamurrini? Male la mettiamo: l’assessore in carica dice e ridice una cosa che a lui sembra intelligente e significativa da dire. Però è una cosa che fa incazzare ogni volta che la dice e ridice.

Gamurrini: “Quando sono arrivato io trovai un mucchio di richieste di manutenzione giacenti fin dal 2010…2009…2008”. E con il Gamurrini sono invecchiate di un altro tot di anni!

C’è da incazzarsi o no?

Stando così la situazione, le cose sono due:

  1. Un’opera pia la facciamo noi tutti insieme e regaliamo all’assessore Gamurrini un cronometro, visto che dice e ridice di avere messo a punto un crono programma in grado di calendarizzare gli interventi di manutenzione meglio del calendario Maya, predicendo precisamente il concepimento e la realizzazione dei lavori zona per zona;
  2. Un’opera pia la vogliono fare loro cantando Falcetta nera? Falcetta nera, bella cittadinanza aretina, della manutenzione dei marciapiedi e di siepi spartitraffico l’ora s’avvicina/quando il post Dringoli che si chiama Gamurrini la smetterà di prendersela comoda con le richieste reiterate da te/ noi ti daremo un altro quartiere e un altro marciapiede da re.

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