Minestrina, assessore ombra: alla cultura

L’assessorato non ce l’ha in Comune: ce l’ha nel Palazzo della Fraternita dei Laici, restaurato con i soldi del Piuss trovati dalla vecchia Giunta e con quelli dell’accordo con la Fraternita e il Comune, anche questo concluso ai tempi di Fanfani sindaco e Liletta Fornasari primo rettore della Fraternita.

A dirla tutta, nel Palazzo ora c’è il Minestrina, altrimenti noto come dottor Rossi, perché ce l’ha messo il sindaco Ghinelli al posto della Fornasari che non era abbastanza di destra come Ghinelli e la sua Giunta.
E sempre per dirla tutta, Ghinelli mica avrebbe sbagliato di tanto la scelta: chi meglio del Minestrina, che va anche alla Rai a fare il dietologo, sa come si fanno il vino e l’olio nei poderi della Fraternita?

Il guaio è che, una volta entrato alla Fraternita, il Minestrina ha cominciato a occuparsi, non solo dell’olio e del vino, ma anche della storia dell’istituzione più antica di Arezzo e di tutto quello che c’è intorno.
Uno di questi giorni ha mobilitato anche i Vigili del Fuoco per farsi calare con la tuta e il casco da esploratore dentro le gallerie che il Vasari scavò quando portò l’acqua alla fontana di Piazza Grande.

Il Minestrina era da tanto che ci scommetteva: da una di quelle gallerie si entrava diritti dentro il Palazzo della Fraternita.
E la scommessa l’ha vinta calandosi con l’elmetto dentro il cunicolo e toccando con mano la galleria che porta dentro il Palazzo.
Il Minestrina, del resto, anche prima che Ghinelli lo mandasse alla Fraternita era un esperto di reperti storici: lui aveva trovato a Certomondo, vicino a Campaldino, il cranio del vescovo Guglielmino che a Campaldino era morto in battaglia.

Ora ha portato alla Fraternita perfino la Minerva etrusca che ad Arezzo c’è già stata con Fanfani.
E ha aperto una specie di Museo dell’oro, pagato dalla Camera di Commercio e da Arezzo Fiere e Congressi, che il Governatore Enrico Rossi, dopo aver finanziato il restauro del Palazzo, aspettava da quasi due anni: non una specie, ma il vero Museo dell’Oro.

Insomma, Ghinelli non avrà tempo nè capacità per occuparsi della cultura che si è tenuta come delega in Comune, ma con la scusa di aver messo il Minestrina alla Fraternita, approfitta della sua conoscenza di tutti i lati e i buchi più nascosti della cultura aretina perché di fatto si senta lui assessore alla cultura.

Figuriamoci ora che ha aperto nel Palazzo anche una specie di Museo dell’Oro.
Prima di aprirlo, però, ha voluto toccare con mano il cunicolo che da sotto Piazza Grande porta dentro il Palazzo.
Per fortuna l’ha scoperto in tempo, prima che lo scoprissero i soliti ignoti che da sotto il Castro volevano entrare nel caveau di BancaEtruria.

1 COMMENTO

LASCIA UNA RISPOSTA