Le chiacchiere ‘un fan farina, e manco turisti contenti…

Una lettrice attenta ci ha inviato il messaggio che segue e che l’Ortica fa suo condividendolo in pieno.
In questa città non c’è un progetto vero sul turismo e l’assessorato che dovrebbe occuparsene si limita a operazioni spot in grado di richiamare solo i turisti da Subbiano…
In questo quadro sono sacrosante le parole della lettrice che invece individua nel gestore dei musei statali aretini un altro punto debole.

“Domenica 26 Marzo, grandi titoli, grande pubblicità per le giornate FAI in tutta Italia,ad Arezzo come il solito i turisti e gli amatori dell’arte sono rimasti fuori.
Tutti i musei della nostra città chiusi,pure quello diocesano.
Turisti disorientati, di chi è la colpa di tutto questo?
Si parla di investire sul turismo, come raccontando barzellette? Montevarchi ha mostrato come accoglie per queste giornate.
Nella nostra città ci sveglieremo mai?
Sarebbe bene rimandare a casa certe cooperative che non sono all’altezza di organizzare questi eventi.”

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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