Turismo aretino offresi, usato non garantito

Il turismo ad Arezzo è un pò come la sora Camilla; tutti la vogliono ma nessuno se la piglia.
Basta fare un rapido giro in città e subito salta all’occhio come l’accoglienza più che ispirarsi alla tipica simpatia romagnola ricalca le vicende dello sketch di Zelig della “torta di riso”.

Come arrivi al Pietri, sei subito ingannato; il punto turistico in cima alle scale mobili offre una buona accoglienza, e lo sprovveduto turista, ingenuamente, pensa che appena arriverà in centro tutto sarà anche migliore.
Arrivi in Piazza del Comune e ti trovi, nello sgualcito cartello del Punto di Accoglienza la prima sorpresa: DUE, dico DUE ore al giorno di apertura pomeridiana per le informazioni, il resto della giornata sono cavoli tuoi.
Il sopracitato cartello tra l’altro indica come attivo l’ufficio in stazione, che invece è chiuso da anni.
Bagni pubblici, gratuiti o meno manco l’ombra e quindi il tedescone o la giapponesina devono subire la brutta ma consolidata tradizione di pagarsi un caffè al bar e sperare che il bar ti faccia usare il cesso.

I musei sono aperti ad orari singhiozzanti, vista la carenza cronica di personale e tutti noi conosciamo le assurde vicende legate agli affreschi di Piero a San Francesco o le polemiche sul Museo Medievale, che non può aprire se non poche ore quando ci sono i sempre meno addetti.
Souvenir e gadget a tema Arezzo ci sono, con un pò di fortuna li rimedi in qualche libreria e cartoleria, ma come altre città hanno i banchini in piazze e all’aperto qui manco se ne parla.

I negozianti qualcosa cercano di fare, in un inglese “botolo” due indicazioni le danno, le guide lavorano con professionalità, ma a mancare del tutto è il reale e concreto apporto politico.
I politici aretini hanno sempre in bocca la parola turismo, la usano nelle campagne quando si devono fare votare, ma poi, appena hanno la seggiola sotto il culo, di fatti a sostegno reale ben poco fanno.
Quel poco è solo frutto di iniziative private, di persone di buona volontà.

L’impressione è che all’aretino dia fastidio il turista, lo veda come una scocciatura al tran tran quieto e sonnolento a cui aspira da sempre e che non vuole mollare.
Turismo vendesi, buon prezzo e usato non garantito.

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Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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