Che si fa, si cambia Scanzi o si cambiano gli aretini?

C’è chi dirà, ma che fa L’Ortica?
Ha in redazione gente che la pensa in un modo e gente che la pensa in modo opposto? Certo che ce l’ha, mica è la Pravda.
E’ come tutti, anche se non sono tanti, i giornali dove c’è libertà di espressione.
Lo dice anche la Costituzione che Renzi voleva cambiare e che è rimasta come volevano gli italiani.
Ecco perché anche in redazione può esserci qualcuno che ce l’ha con Andrea Scanzi e con il sindaco Ghinelli che domenica, nella sala del consiglio comunale affollata come non si era mai vista (Vedi Foto), gli ha consegnato il Premio Civitas Aretii, che viene ogni consegnato a chi meglio di ogni altro ha saputo nel corso dell’anno promuovere la conoscenza della cultura, della storia, dell’arte aretina.
Ecco perché c’è quel qualcuno che si chiede: Ma Arezzo ha premiato il suo cittadino più antipatico?

E siccome non si limita a chiederselo, ma si dà anche tante risposte che non è detto che tutti condividano, soprattutto quelli che non invidiano come usa soprattutto ad Arezzo un concittadino che ha avuto successo, e siccome l’Ortica ha in redazione gente che queste risposte non le condivide per niente, il direttore deve dare un po’, anche la metà, dello spazio che ha avuto chi ce l’ha con Scanzi cittadino più antipatico
(con il punto interrogativo), solennemente premiato.

La prima risposta se la dà da sé quel qualcuno nella sua lunga diagnosi di estetista e di analista tra il freudiano e lo junghiano, quando si chiede come sia successo che Arezzo abbia premiato il suo cittadino più antipatico.
Forse non si ricorda di esserselo chiesto, quando afferma che Scanzi “scontroso, maleducato, che cammina tutto diritto, è calcolatore, accentratore, privo di empatia (che poi vorrebbero dire sempre antipatico), forse è l’aretino più vero che c’è”.
Insomma gli aretini veri sono tutto quello che non è bello ripetere per i bambini che leggono, e lui lo è più di tutti gli aretini.

Assodato che Scanzi è l’aretino più vero che c’è, resta da capire come si sia potuto dare il premio Civitas Aretii a uno che ha “litigato con Teletruria”, cammina per la città tanto per farsi vedere, non saluta nessuno come fosse un divo di Cinecittà, non fa che offendere tutti quelli che non lo idolatrano”.
E chi più ne ha più ne metta.
Ci si mette, tanto per non farsi mancare niente, anche il suo ultimo libro “I migliori di Noi”,,che ha sì fatto conoscere a mezza Italia Arezzo e gli aretini più veri che c’è, vendendo a tre mesi dalla pubblicazione 45.000 copie, ma durante una trasmissione televisiva “Le Storie” di Corrado Augias è stato stroncato da Michela Murgia.
E se è stato stroncato deve essere un “ciofega”.

E se il sindaco e l’assessore Comanducci l’hanno premiato, non solo perché porta a Passioni Festival Carlo Verdone, che gli ha promesso di tornare per girarci uno dei suoi film, non solo perché ogni volta che va in Tv parla bene di Arezzo, ma anche perché nell’ultimo suo libro per ora alla terza edizione, c’è Arezzo dalla prima alla duecentesima pagina, forse è proprio perchè “Non l’hanno neppure letto”.

Di sicuro non l’ha letto chi afferma che nel libro di Scanzi “non c’è una trama, non si parla di luoghi, ma solo di location come fosse il p.r. di una discoteca di costa, ci sono solo posti e ristoranti dove conoscendolo ora tornerà mangiare a gratis”.
Di sicuro non l’ha letto e se l’ha letto gli sono sfuggite tutte le pagine, dove i protagonisti di una storia, chiamiamola trama, tipicamente aretina, a tratti piena di sfrontatezza, a tratti carica di tenerezza, prima di fermarsi a prendere un caffè o un chicchettino, si fermano con amici che incontrano, non nelle discoteche di costa, ma in piazza San Domenico, in via Chiassaia, in via Cavour, in corso Italia, al centro per anziani di Pescaiola, in piazzetta San Michele.

Questa e tanta altra roba che i 45.000 che hanno acquistato il libro non conoscono e che forse un giorno vorranno conoscere di persona.
Tutta roba che forse sarà bene che imparino a conoscere anche tutti gli altri aretini, veri quasi quanto Scanzi, che non sanno che dire a un turista quando chiede dove sono gli affreschi di Piero della Francesca.

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Niente paura: il campano di Palazzo Cavallo ha suonato a martello una volta sola, e per sbaglio. Successe il 16 luglio 1944 quando per festeggiare la liberazione di Arezzo, chi salì sulla torre, era troppo felice per pensare ai significati dei rintocchi. Bastava che il campano tornasse a suonare. Anche ora il campano vuol suonare come quel giorno di festa: agli aretini di allora bastò che suonasse, non importa se a martello, per sentirsi finalmente liberi. Perché non dovrebbe bastare anche agli aretini di oggi che suoni a martello anche per sbaglio, purchè risvegli la città dal sonno e festeggi una nuova conquista di libertà?

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