Amianto, il selfie al politico molto meglio della petizione

Il Comitato di Via Malpighi fa benissimo a sensibilizzare i concittadini di Arezzo contro quella fonte di rischio che si chiama amianto ma sbaglia a non diversificare lo strumento per mezzo del quale sensibilizza quel genere di politico che si chiama amministratore del Consiglio Comunale.

Quelli delle case popolari, i quali  hanno sopra il capo tremila metri di tetto in eternit, hanno da capire che la petizione è ottima se è un’istanza avente il sostegno di firme ottenute da concittadini comuni, elettori come loro di quel genere di politico che va sotto il nome amministratore comunale.

Invece, la campagna di pressione basata sulla petizione non va bene se è finalizzata ad ottenere l’appoggio di un amministratore locale, generalmente sensibile più all’immagine che a qualcosa di scritto. Dunque, ci vuole il selfie. Non la firma.

L’autoritratto, il politico, lo mette sui social media. La petizione non può condividerla sui network e va a finire direttamente nel cassetto. Il selfie, il consigliere comunale.  lo guarda e lo riguarda, come fosse lo specchio del suo mandato. La petizione è uno strumento che lo invita a metterlo in pace con la propria coscienza, declinando le proprie generalità.

D’accordo che un autografo non si nega se è platonico, per cui è facile prevedere che i consiglieri comunali di Arezzo, adunati lunedì 24 in Palazzo Cavallo, daranno vita ad una ressa spirituale, accalcandosi idealmente in fila indiana al cospetto della petizione organizzata del Comitato di via Malpighi.

Ma vuoi mettere uno strumento che abbia la dimensione social in cui si esaurisce la politica anche a livello comunale? Una volta si diceva che la politica è capace esclusivamente di produrre chiacchiere. Oggigiorno non si cita più il pregiudizio basato sulla facilità di produrre favelle. Si dice che la politica anche locale è capace solo di fare selfie.

Dovrebbe aggiornarsi anche il  Comitato di Via Malpighi e invece di andare a piantonare Palazzo Cavallo equipaggiato di antiquati supporti cartacei dovrebbe adottare un’alternativa: attrezzarsi di smartphone, tablet e webcam.

Se così facesse potrebbe ottenere dagli amministratori del Consiglio Comunali una efficace condivisione, non platonica ma sostanziale, della sacrosanta rivendicazione consistente nel buonsenso di sostituire l’eternit con un tetto non fonte di rischio, mettendo in esecuzione questo risanamento, salutare per tutti e non unicamente per gli inquilini delle case popolari,  non  in tempi storici, valutabili nell’ordine di tre anni.

Il selfie e non la petizione è lo strumento di sensibilizzazione più adatto se l’istanza è finalizzata ad ottenere l’adesione anche di quel genere di politico che è l’amministratore del Consiglio Comunale non perché l’autoritratto consente al consigliere comunale di metterci la faccia. No, non per questo. Il selfie gli consente, a lui politico, di condividere nei social network l’immagine di se stesso, con la sensibilità in fuori come fosse il petto mettendo in dentro la sua incapacità di incidere sui problemi, come fosse la pancia.

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Felice Cini
Mi piacerebbe essere Tristano ma sono Felicino, vorrei essere qualcuno ma sono nessuno. Mi piacerebbe raccontare qualcosa di buono ma non ho argomenti. Vorrei un argomento positivo sul mondo che ci circonda ma non mi piace granché ciò che ci circonda. Scrivo su l'Ortica per la mia passione per ciò che non va bene. Mi assomiglia.

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