Il giardino del Fiorini

Una volta fabbricava le idee con le sue mani, oggi le pianta, le coltiva e l’annaffia nell’orto del Petrarca con l’acqua del Rodano.

Una volta le fabbricava con le sue mani e oggi che l’Aziende chiudon tutte nonostante l’idea del Job Act, le pianta, le coltiva e l’innaffia nel giardino del Petrarca, col canzoniere e l’acqua del Rodano. In pratica coltiva l’idee come le belle di notte e le rosa spine e, a le sue stagioni, le pota anche, sennò fanno le siepi e gli succede come al Leopardi quella volta che s’era messo a sedere sul colle dell’Infinito: gli tocca avere n’idea di quel che c’è di là e, invece che naufragare in quel mare, afoga ‘n un bicchier d’acqua.

Solo uno che si chiama Fiorini poteva avere quest’idea del giardino e meno male, sennò Arezzo era una landa tipo i Pratacci, dove l’idee vengono su spontanee come l’erbaccia e non valgono ‘n euro bucato e poi, magari, a qualcheduno gli viene anche l’idea di farci una discarica a cielo aperto. Per questo fatemi dire subito, a scanso d’equivoci, che per me il Fiorini è ‘n benemerito, un nuovo Mecenate col Beppe e l’Ale al posto d’Antonio e d’Augusto e che, nel suo giardino le querce fanno i limoni, anche se ci manca Cleopatra e co’ l’idee è fissato come me coi cani.
Prima le fabbricava co’ le su’ mani, oggi le coltiva e domani ci toccherà fare un altro impianto di smaltimento a San Zeno, perché un se sa più ‘n do’ mettele.

Epicuro glià fatto causa per plagio, comunque l’idee coltivate sono meglio che fabbricate, perchè le piante almeno sono vive, hanno un’anima e sono anche ‘n idea per sbarcare il lunario. Ma allora non sarebbe n’idea meglio se, nell’orto del Petrarca, ci piantasse le verdure?
Il fatto è che, oramai, la cultura vive nell’Iperuranio e in terra ci passano solo l’ombre, i riflessi, giusto per pagare il dazio e, qualcheduna per infrascasse in giardino dietro il pozzo di Tofano con Monna Ghita, o per reggere la scala a la sora Rosina che coglie le mele: “E io di sotto che l’areggo/ e tutto veggo/ tanti fiori e fiori ancor” che sono dimolto meglio dell’idee.

I fiori o le mele? Come si dice a ‘Rezzo sui gusti non ci si sputa, ma almeno co’ la Rosina si potrebbe artrovare un po’ d’edonè. Comunque vorrei sapere ‘n do’ il Fiorini li compra i semi dell’idee, che da quando il poro Gigino ha chiuso bottega in via Madonna del Prato, avoglia piantalle, non nascono più.

Dal libro: Can de’ svizzeri in uscita18 novembre, presentazione ore 17,30 presso libreria Mondadori ad Arezzo

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Giorgio Ciofini
Giorgio Ciofini (Giornalista e Scrittore) Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli e il Can di Betto e in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto. Attualmente sta lavorando al can de' Svizzeri, in uscita il 18 Novembre, presentazione ore 17,30 presso libreria Mondadori ad Arezzo.

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